La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FABIO CANCELLI, UN GRAFOMANE IN CERCA DI RECORD

 

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E’ un italiano: il primatista mondiale dello scrivere senza dire niente.

Il quindici è un numero magico per i continuatori del “Duce” in vena di esprimersi senza limiti di spazio e di tempo: parlò infatti per quindici ore filate l’Onorevole Almirante, impegnato a fare ostruzionismo alla Camera, meritandosi il soprannome di “Vescica d’acciaio”, dato che per tutto questo tempo non gli fu possibile andare in bagno.

Ora tale Fabio Cancelli dedica ben quindici pagine ad attaccare Padre Fidenzio Volpi e Padre Alfonso Bruno, senza negarsi qualche frecciata a Jorge Bergoglio, ridotto tuttavia nel suo sproloquio al ruolo marginale di comparsa.

Se però il Papa viene citato solo episodicamente nello scritto del Cancelli, egli domina la sua scena iniziale,  o meglio l’incipit della sceneggiatura.

L’ambientazione è misteriosa, “probabilmente in qualche importante sacrestia”, in cui il Papa ascolta “sorridente” Padre Alfonso Bruno.

Privo com’è del filmato del colloquio, Cancelli si trova nell’impossibilità di decifrare il labiale.

Ciò malgrado, il Nostro non si scoraggia, e redige un copione in cui il Papa – che evidentemente deve essere interpretato da una comparsa – rimane in silenzio, mentre parla Padre Alfonso Bruno, con un linguaggio degno di un “cattivo” dei film western: “Non preoccuparti, Francesco, ci sono io che ti difenderò da questo ammasso di blogghisti e dai miei confratelli malvagi e cripto-lefebvriani!”

A questo punto la scena viene tagliata, in modo che gli spettatori ignorino la risposta di Bergoglio, cosicché la “suspence” è assicurata.

Di qui in avanti, non si capisce assolutamente se quanto narrato nel seguito della pellicola sia da attribuire al Papa.

Questa tecnica narrativa è davvero degna di un grande regista: Sergio Leone inizia il racconto di “C’era una volta in America” con la visita del protagonista in una fumeria d’oppio, per cui lo spettatore non sa se il racconto successivo sia reale od onirico.

Qui, però, non c’entra la finzione scenica, quanto piuttosto l’intenzione subdola e maliziosa di insinuare che Padre Bruno sia candidato al Premio Nobel per gli ossimori nella raccolta dell’ampia letteratura epica dedicatagli da novelli scrittori alla Valerio Massimo Manfredi: malvagio/ vittima di un complotto; furbo/ ingenuo; genio/ limitato intellettualmente…

Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone, per citarne alcuni, sono solo degli autodidatti nei suoi confronti.

Padre Volpi è invece la reincarnazione di Marco d’Aviano. Tra Cappuccini ci si intende nella lotta contro i catto-talebani!
Il tale Fabio Cancelli alla fine scopre che dietro il Brown si cela un Burattinaio molto altolocato.

Degno da film di “Dan Bruno”: nomen omen!

Fabio Cancelli raccoglie la pistola fumante del gringo dello “spaghetti western”. E’ la prova che ha sparato lui!

Saltando alla conclusione delle quindici interminabili pagine redatte da Cancelli, come fanno i lettori impazienti dei romanzi gialli, non si scopre affatto che l’assassino è il maggiordomo, giacché il mistero permane, ed anzi si infittisce.

“Ma dov’è la logica – si domanda Cancelli – in tutto questo?”; ce lo domandiamo anche noi (n.d.r.).

 E conclude desolato: “Punto”.

Ci viene in mente il racconto di un corso tenuto alla Gregoriana da un insigne Professore di Teologia.

Il cattedratico iniziò la prima lezione con una domanda retorica: “Quid est Trinitas?”

Alla fine dell’ultima, riprese l’interrogativo iniziale: “Quid est Trinitas?”

E concluse dicendo: “Nescimus”.

La mancanza di una risposta plausibile affligge anche i malconsigliati che si avventurano nella lettura dello sproloquio di Cancelli.

L’unico filo logico consiste nella persecuzione cui Volpi e Bruno avrebbero sottoposto il malcapitato Manelli il cui merito è stato di vestire gli ignudi: 400 frati e 400 suore, persino nei parlatori!

Peccato che dal 1970 molti di più siano quelli e quelle già usciti prima del Commissariamento per farsi preti diocesani, entrare in altri Istituti, secolarizzarsi o sposarsi, con la “maledizione” del “Padre Comune” che è sulla terra (e non nei Cieli).

Sembra di udire il racconto delle asserite persecuzioni cui si dedicano i detenuti (tutti quanti – a loro dire – vittime di errori giudiziari).

La nota più illogica di queste narrazioni non consiste tanto nel negare le prove anche più evidenti, bensì nella mancanza di un motivo plausibile per cui poliziotti e magistrati si sarebbero dedicati a far condannare degli innocenti.

Qui si entra in quella forma specifica di paranoia che è il delirio di persecuzione.

Nel caso specifico, il perseguitato è indubbiamente Padre Manelli.

La reale identità del persecutore rimane invece sostanzialmente avvolta nel mistero.

Volpi e Bruno sono naturalmente dipinti come i Fouquier Tynville della situazione, ansiosi – nel loro delirio inquisitorio – di far cadere il maggior numero di teste.

Non si scorge invece l’identità del regista occulto, del Grande Vecchio (altra fissazione nazionale fin dal tempo delle Brigate Rosse) che manovra le “dramatis personae”.

Gli ingenui lettori, nei fumi dello sproloquio di Cancelli, esausti per un testo infarcito di oscure allusioni, di accuse sussunte, di denunzie tanto gravi quanto generiche, a questo punto sono letteralmente stremati, e nel loro sfinimento potrebbero credere addirittura che Volpi e Bruno hanno eliminato “Santokan” e i suoi tigrotti di Mompracem.

Cancelli preferisce però lasciare tutto nell’ombra, e svanirvi egli stesso come fanno teatralmente i presentatori dei programmi televisivi sui grandi misteri.

Il seguito alla prossima puntata.

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IL VESCOVO OLIVIERI E I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA DAL SECOLO XIX

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IL SECOLO XIX – MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2014 – p.1 e p.9

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IL VESCOVO DI ALBENGA SI AGGRAPPA AGLI AMICI PER EVITARE DI DARE LE DIMISSIONI

di FRANCESCO PELOSO

Il caso del vescovo di Albenga, monsignor Mario Oliveri, la cui diocesi è da tempo al centro di una serie di scandali e di ipotesi di reato a sfondo sessuale, sta diventando un problema sempre più serio per il Vaticano. Le accuse rimbalzate sui media sono ormai note: si va dagli abusi sessuali sui minori, alle molestie nei confronti di turiste, alla pubblicazione di foto di preti nudi su siti gay. Un quadro che, sotto il profilo giudiziario, potrebbe rivelare particolari non ancora del tutto emersi.
Fino ad ora per altro dalla diocesi è arrivata una sola smentita che risale alla settimana scorsa circa lo scenario inquietante in cui si troverebbe la chiesa della cittadina ligure, ma dal Vaticano confermano invece che i fatti sono veri, «in quella diocesi ci sono problemi seri». Per questo dopo l’ispezione compiuta del nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini, che ha verificato la gravità della situazione, è iniziato il pressing sul vescovo per indurlo a dimettersi.

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Per evitare infatti l’inasprimento della crisi è necessario che monsignor Oliveri consegni il proprio mandato al papa, in tal modo la nomina di un successore diventerebbe assai più semplice. In caso contrario la Santa Sede dovrà procedere seguendo altre strade e adottando provvedimenti più severi. Tutto può succedere nelle prossime ore e giorni. D’altro canto monsignor Oliveri non è poi così isolato nella Chiesa. Il vescovo di Albenga è infatti uno dei punti di riferimento dei settori ultratradizionalisti in Italia e non solo. Non a caso in questi giorni la galassia dei siti internet vicina ai lefebvriani sta difendendo a spada tratta il monsignore finito nell’ occhio del ciclone. Si consideri che Oliveri fu tra i primi in Italia a celebrare la messa in latino preconciliare dopo la sua liberalizzazione da parte di Benedetto XVI nel 2007. Oliveri, sotto tale profilo, vanta alleati di un certo peso nella Curia vaticana, sia pure oggi caduti in disgrazia con papa Francesco. Di certo non lontano dalle posizioni di Oliveri è per esempio il cardinale Raymond Leo Burke, americano, attualmente prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Burke è un difensore estremo del tradizionalismo cattolico e probabilmente presto verrà allontanato dai posti che contano in Curia. C’è poi il cardinale Mauro Piacenza, di scuola “siriana”, ora a capo della Penitenzieria apostolica; Bergoglio lo allontanò dall’incarico assai più rilevante di prefetto della Congregazione per il clero, anche lui appartiene al gruppo dei tradizionalisti. Ma Oliveri è anche vicino al super integralista vescovo di San Marino, il ciellino Luigi Negri. Oliveri ha scritto la prefazione per un libro di Negri dedicato a Pio IX – “Pio IX, attualità e profezia”- il testo è stato pubblicato dalle edizioni Ares, vicine all’Opus Dei.

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Ancora il vescovo di Albenga lo ritroviamo celebrante nel 2008 di una messa nell’antico rito in cui sette suore della Congregazione dei francescani dell’Immacolata fanno la professioni dei voti perpetui. Oggi la congregazione in questione è stata commissariata da papa Francesco anche per contrasti e problemi sorti in merito all’amministrazione di alcuni beni.

Se questo è il quadro, parziale, dei legami del vescovo con settori importanti della Chiesa, non può essere dimenticato un episodio più recente. Solo nel febbraio scorso fatti è stato nominato vescovo di Sanremo monsignor Antonio Suetta, ex capo di quel seminario vescovile di Albenga al centro di una parte non piccola degli scandali fin qui emersi, nonché economo della diocesi, uomo insomma vicino a Oliveri. Suetta fra l’ altro nel 2009 ha preso il dottorato in teologia presso l’ateneo Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, altra congregazione della destra ecclesiale coinvolta in scandali sessuali e commissariata già da Benedetto XVI.
Fra i primi atti del nuovo vescovo di Sanremo c’è fra l’altro la partecipazione a una messa preconciliare nel luglio scorso. La nomina di Suetta formalmente è del papa ma di regola è il nunzio apostolico in Italia – lo stesso monsignor Bernardini- a fornire una terna di nomi dopo aver consultato la conferenza episcopale regionale, in questo caso per altro presieduta dal presidente della Cei il cardinale Bagnasco la cui voce ha il suo peso nelle nomine.
Quando il primo marzo scorso il cardinale consacrò come vescovo monsignor Suetta appena nominato a Sanremo, nel corso dell’ omelia disse fra l’ altro: «Saluto con particolare affetto il Monsignor Mario Oliveri, che ha donato generosamente un suo sacerdote, monsignor Antonio Suetta, per questo impegnativo servizio». Anche il cardinale Domenico Calcagno, si dice, è amico di Oliveri; Calcagno in Vaticano è ancora a capo – sia pure solo pro forma – dell’ Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, divenuta la banca centrale del Vaticano. È dunque un mondo in crisi quello in cui si muove Oliveri, eppure vivo, che resiste al cambiamento. Ma per comprendere i legami forti del vescovo di Albenga all’interno della Chiesa bisogna andare indietro nel tempo, quando Oliveri svolse fra gli anni ’70 e ’80, una prima parte della carriera ecclesiale dentro il servizio diplomatico vaticano a diretto contatto con la Segreteria di Stato. Quel percorso però s’interruppe. Dopo incarichi di un certo rilievo nelle nunziature di Francia, Gran Bretagna e Italia, il monsignore non diventò mai nunzio apostolico e il suo cammino virò d’ improvviso verso la diocesi di Albenga di cui divenne vescovo nel 1990.

A PROPOSITO DI UN ARTICOLETTO SU ALL CHRISTIAN (25/10/2014)

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1) Innanzitutto non riconosciamo, come indicato dal sito ufficiale dell’Istituto, nessun comitato dell’Immacolata. Si tratta di persone che rifiutano, di fatto, il commissariamento e tutte le azioni poste in atto dal commissariamento.

2) Al problema della situazione repressiva nell’Istituto, abbiamo già risposto col post: “IL DUCE L’AVEVATE PRIMA!”.

3) Al problema che i frati che hanno fatto ricorso, sarebbero stati contrari al Summorum Pontificum, rispondiamo affermando con certezza che nessuno dei frati (non solo quelli del ricorso) ha mai avuto niente contro la Messa tridentina, anzi essa era apprezzata e stimata. Il problema è nato quando si è cercato di imporre il breviario in latino a tutti, senza una adeguata preparazione e senza una opportuna gradualità. Persino il rappresentante della Segreteria di Stato, che partecipò ad un convegno indetto all’Abbazia di Frigento, affermò che con l’uso del breviario antico, l’Istituto aveva chiaramente esagerato.

L’INDIGESTIONE PROGRAMMATA, ha fatto reagire per SOVRADOSAGGIO, non perché si avesse qualcosa contro la messa tridentina!

4) Per “Impostazione pedagogica lacunosa”, si deve intendere lo stile di rapporti interni dell’Istituto, il rapporto col fondatore e con la Papessa Perillo, gli infantilismi legati a forme di obbedienza puerili, il rigido sistema di controllo, la distruzione della personalità, il culto della personalità del santone falsamente carismatico e visionario, l’esaltazione solo del proprio istituto, ecc.; non c’entrano niente i titoli di studio conseguiti!

5) Per la questione del questionario, (veramente ridicolo continuare a riproporla), si rilegga quanto già commentato da noi a suo tempo, ben riassunto in modo essenziale nell’articolo dell’8/8/2013 (cfr. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/tradizionalisti-traditionalists-tradicionalistas-27056/).

PAPA FRANCESCO INCONTRA FRA ANSELMO MARIA MARCOS FI

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“Io quando venivo a Roma e alloggiavo nella Domus Paolo VI, in via della Scrofa, venivo in Vaticano. Per tornare e andare al ritorno in Via dei Coronari, c’è quella chiesina, quella piccolina, subito entrando alla porta quindi ho visto Santa Teresina che amo tanto e San Michele Arcangelo. E un giorno, al ritorno, quando ero solo, mi fermavo a pregare in essa Santa Teresina del Gesù Bambino e a pregare San Michele Arcangelo perché difendesse la Chiesa. Un giorno mi si avvicinò uno di voi, piccolino come il buon profumo. Non so se ho fatto una domanda, lui faceva le pulizie e io gli ho chiesto come si chiamava: Anselmo, filippino. Ho domandato due settimane fa dov’era, mi hanno detto che è in Nigeria – spero che non sia sotto la guerra – e questo mi ha dato tanto esempio di umiltà e diceva cose belle e l’umiltà di un frate mi fa tanto bene. Vi ringrazio per il bene che la vostra Congregazione mi ha fatto, in questo dialogo con questo fratello e anche nella preghiera. Alcune volte c’era il Santissimo e mi fermavo lì a prendere la benedizione. Mai avrei saputo che un giorno, ci sareste qui tutti voi. Ringrazio il padre Commissario per le parole che diceva e ce n’è una che lei ha preso dall’impostazione di San Francesco sulla cattolicità. Il cattolico San Francesco, (quando sta per morire) vive in quel tempo in cui tutte quelle correnti di povertà, semi-povertà, i poverelli che non erano tanto cristiani, poco cattolici e lui sistema tutto, la povertà viene sistemata, rifacendosi a Gesù Cristo spogliato ma anche all’obbedienza alla Chiesa e dice quel che ha detto il Padre Serafico, che quella persona che vuole dividere e non diventa cattolica, deve andarsene via, se non vuole correggersi. Sant’Ignazio diceva questo: a quelli che fanno divisione in una comunità – strappano alla comunità la cattolicità con la Chiesa, se non si correggono devono essere cacciati via, perché sono – sentite questo – la più grande peste. E sì; e noi sappiamo che l’autore delle divisioni è Satana, il principe di questo mondo. Ma tutti noi, nella nostra vita, siamo caduti in alcune di alcune di queste cose, quindi siamo peccatori, ma poi con il nostro padre spirituale, ci siamo corretti e tornati sulla via. C’è una tentazione: “Faccio io meglio questo da solo che con la comunità”. Non dire così. Questa è un’introduzione che volevo fare. E se qualcuno vuole scrivere ad Anselmo, lo saluti da parte mia.

Papa Francesco il 10 giugno 2014 agli studenti e formatori dei Frati Francescani dell’Immacolata

http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/304-papa-francesco-incontra-fra-anselmo-maria-marcos-fi

IL “DUCE”  LO AVEVATE PRIMA!

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RISPOSTA ALLA SEDICENTE RISCOSSA CRISTIANA (Fabio Cancelli link)

Poche volte ho letto un contributo  così modesto e privo di veri contenuti. Chi è Fabio Cancelli da mettersi continuamente a sindacare su quello che fa la Santa sede e soprattutto dalla posizione di Istituto indagato?  Che cosa vuole dire, in effetti con questa lettera?  Gli ricordiamo che più volte e su diversi blog o siti abbiamo già risposto a tutte quelle sue esternazioni che si fondano quasi sempre su impressioni soggettive, che abbandonano il  vigore e il rigore dei fatti concreti. Non si può stare sempre chiusi solo nel proprio orticello mentale. Internet, a ragione, può essere considerato un nuovo aeropago dell’evangelizzazione e quindi è doveroso navigarci dentro ed essere almeno informati..

1) Abbiamo già detto che per i fatti gravi della Nigeria non solo il “capo” che è stato sospeso a divinis, ma anche i suoi complici avrebbero dovuto finire – se ci fosse stata la denuncia –  addirittura in galera (cfr. sequestro di persona), per cui sembra ridicolo affermare che la sola sospensione a divinis sia grave. Vada a rileggere l’articolo “Mestieranti della disinformazione”: in Nigeria c’è stata una rivolta all’arma bianca: seminaristi manelliani ammutinati  (quelli normali non lo avrebbero mai fatto!); preso in ostaggio il superiore sottoposto a vessazioni e sequestrato, in rappresaglia contro la destituzione del precedente superiore (manelliano) che aveva commesso numerosi abusi e orchestrava la campagna di disprezzo e di ribellione contro le legittime autorità. In questa sommossa ci sono stati addirittura tafferugli tra i formandi, si è verificato l’intervento della polizia locale per sedare la rivolta. È dovuto intervenire anche il Vescovo locale, per ben otto ore nel convento, per placare gli animi”. Chi difende tutto questo o lo chiama una cosa da niente, si deve vergognare e non solo non è un vero frate ma neanche vero cattolico.

2) Manelli ha creato una mentalità da caserma in cui tutto era rigidamente controllato e una clima di terrorismo psicologico per cui tutti obbedivano e si dicevano contenti, così come nei vari regimi dittatoriali tutti si dicevano contenti. Nelle varie sètte è la stessa cosa: tutti dicono di essere felici, che c’è unità e il santone che li tiranneggia è visto come un benefattore. Di fronte alla fabbrica di burattini manelli e al  loro fanatismo, se non si affronta e si cura il DNA di base si perde tempo e non c’è una vera sanazione in radice. I manelliani che solo con manelli non vanno neanche a fare pipì se non chiedono permesso, invece con tutti gli altri sono insubordinati, tramano sotto banco, utilizzano l’inganno, fanno quello che vogliono e sparano veleno sul web contro il commissariamento, cosa che di per sé, già li qualifica di settarismo perché le procedure della Chiesa non si possono considerare come operate da nemici.

3) Le prove definitive la Santa Sede le dà a chi crede e quando crederà di darle, non certo al primo pinco pallino che le chiede. Ad un vero cattolico basta quanto già indicato in merito ai campi sotto inchiesta:

  1. a) Nel Decreto di nomima del Visitatore apostolico già emergono i problemi interni all’Istituto per i quali si procede all’indagine: “stato della comunità, vita di comunione fraterna, stile di governo del Superiore Generale, formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio, rapporti con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata (cfr. Decreto, p. 2).
  2. b) Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; la corretta gestione dei beni temporali” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).
  3. c) I provvedimenti già presi, l’8 dicembre 2013, dal Commissario Apostolico, in piena sintonia con la Congregazione dei Religiosi e col Santo Padre data la loro gravità e serietà (Lettera, pp. 4-5), indicano con chiarezza la gravità e la serietà dei problemi esistenti in quell’Istituto. La gestione dispotica dell’Istituto, sintetizzata dal frate che ha rilasciato intervista a Radio Spada con la frase “non si muove foglia che manelli non voglia”, esprime bene la prima deviazione dell’Istituto; c’è poi la sua divinizzazione, il culto della personalità, il ritenerlo un “santone” visionario per cui da molti viene messo effettivamente “al di sopra della Chiesa e anche del Vangelo” per cui, anche se non ve ne accorgete nel vostro Istituto SI SEGUE LA PERSONA, NON IL CARISMA, così da avere un grottesco Istituto “ad personam”, come i partiti “ad personam”; ci sono poi gli abusi vari nella vita interna dell’Istituto, con le complicità in questi abusi dei componenti del decaduto – grazie a Dio – Consiglio Generale; e ci sono poi le tante altre contestazioni che in tanti articoli e testimonianze abbiamo già relazionato. “L’ideologizzazione del V.O. (non del V.O. in se stesso che noi stimiamo) ideologizzazione dovuta soprattutto alla Papessa Perillo e a Suor Consiglia; gli abusi e i soprusi compiuti nella vita ordinaria dell’Istituto (che non c’entrano niente con la S. Messa tridentina) e poi tanti altri buchi neri dei manelliani: il settarismo, il fariseismo, l’elitismo, il fondamentalismo, il culto abnorme della personalità del fondatore, il falso carismatismo, il controllo assoluto e nevrotico delle persone, le costrizioni puerili, l’uso dei ricatti, delle minacce, del terrorismo psicologico (si minaccia l’inferno ad ogni occasione), la polverizzazione dell’identità e la distruzione della personalità con la scusa di un’obbedienza spesso isterica e puntiforme, la segregazione dei discepoli, gli abusi col voto mariano strumentalizzato per i capricci e le geometrie individuali dei superiori, ecc.. Sono tanti i buchi neri da cui l’lstituto è minato, lacerato, disgregato e lesionato. Dovete ringraziare la Congregazione se non ha spiattellato in prima pagina a livello nazionale tutte le malefatte di manelli, dei suoi complici e delle sue false colonnelle”.

Ma se lei continua a leggere solo ciò che le fa comodo (come il libro di Carlo Manetti che è super di parte, se non proprio fazioso) ignorando le testimonianze che esprimono i punti negativi dell’Istituto, non vale neanche la pena che io perda tempo a riassumerli di nuovo.

4) In un solo articolo (“Difendersi dai lanciatori di coltelli”) abbiamo riassunto tutti gli stomachevoli attacchi velenosi che voi manelliani, sui vari vostri siti coalizzati, avete sparato contro la Santa Sede, il commissariamento e quindi il Papa che approva in pieno l’operato delle nuove autorità legittimamente nominate, calunniandoli e diffamandoli, mentre fingete di ignorare che il vostro manelli con tutto il consiglio direttivo precedente è stato esautorato e quindi sono tutti insieme ormai decaduti. Cosa di cui non volete ostinatamente farvene una ragione. In quell’articolo si faceva la rassegna stampa delle vostra “violenta guerriglia mediatica e non mediatica – in molti articoli – contro la Congregazione dei religiosi per impedire che faccia chiarezza dentro l’Istituto dei FI, i quali se sono veramente immacolati, non hanno nulla da temere da qualsiasi verifica e da diversi interventi. /…/ La carrellata manelliana che proponiamo assomiglia ad un rassegna degli orrori!”. È la Chiesa che valuta e giudica voi, non voi che potete valutare e giudicare la Chiesa. I comportamenti scorretti e disonesti assunti dai manelliani durante il commissariamento, CONTRO IL COMMISSARIAMENTO, la dicono lunga sul vero volto oscuro di questo Istituto e si aggiungono con autorevolezza alle tante testimonianze sui punti negativi dell’Istituto, giustificando in abbondanza non solo il commissariamento, ma anche eventuali altri provvedimenti forti. Padre Volpi e Padre Alfonso, anche a causa delle numerosissime testimonianze acquisite, sanno tantissime cose sulla vera identità dei manelliani e su quanto avviene effettivamente dietro la facciata perbenistica e perfettina del vostro Istituto. La vostra lettera dimostra che molte cose non le conoscete e parlate per immagini, non in verità.

5) Continuate a ripetere come un mantra che chiedete colloqui personali ma dimenticate due cose: a) i manelliani puri, preparati ad arte da manelli, intervistarti rispondono sempre come macchinette: “va tutto bene, è il migliore istituto che esiste, i superiori sono santi e perfetti, non esistono problemi, le critiche a noi rivolte sono solo calunnie”, ecc. chiusi dentro una muraglia cinese mentale; b) ci sono stati esposti sui punti negativi dell’Istituto fin dal 1998, poi altri nel 2001,2002,2003; già durante la Visita apostolica sono stati acquisite testimonianze significative al di là del questionario (a cui ha collaborato e dato la sua approvazione il vostro Apollonio, il quale è il principale complice e responsabile degli abusi manelliani); dal commissariamento in poi sono state centinaia le testimonianze rese direttamente al commissario o a voce o per iscritto. E ancora oggi continuano a pervenire.

6) Si esige da voi, per l’appartenenza vera alla Chiesa, che quando si parla del Commissario e del Segretario Generale dovete farlo ALMENO con lo stesso rispetto e obbedienza che avevate per il vecchio e decaduto Consiglio Generale. Sapete bene che in passato quando c’erano difficoltà a vivere le obbedienze il vostro manelli diceva sempre: “Obbedisci e basta”. Bene sia lui che voi, oggi dovete fare questo – se siete coerenti – con i nuovi superiori posti dalla Chiesa! Per essi si tratta di nomine ufficiali conferite dalla Santa Sede e approvate dal Papa che, in quanto tali, sono anche superiori ai vostri ex superiori. Se non c’è questo non siete credibili e il vostro parlare non ha alcun valore.

7) Non ascoltate nessuno, avete robusti paraocchi, non avete neanche l’umiltà di pensare: “Fammi leggere con attenzione queste critiche, può darsi che qualcosa di vero ci sia”. Scrivete queste lettere pubblicate dai vostri siti compiacenti solo per sostenere le vostre testarde posizioni e per parlare – in definitiva – a voi stessi di ……voi stessi e quindi ai manelliani come voi, in un circolo chiuso, per dire solo “NON CI DISTRURBATE” (parole già gravi rivolte alla Chiesa) non certo per aprirsi con sincerità alla legittima autorità. Per questo siete regrediti e nuotate nel vuoto.

8) Una cosa che apprezzo nella lettera è che sono state riportate con precisione le critiche che vengono rivolte a manelli e all’Istituto. Per il resto stante la povertà di questa lettera solo un’altra cosa approvo con decisione: l’espressione “il mio è un semplice tentativo d’indagine /…/ che può essere tranquillamente cestinato”. Ecco per il bene di entrambi sarebbe stato bene che una volta scritta, riletta, questa lettera fosse stata accompagnata dalla decisione molto saggia di cestinarla, perché, purtroppo, è priva di un reale spessore contenutistico.

COMMISSARIAMENTO DEL VESCOVO DI ALBENGA

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di Riccardo Piccarreta

Problemi seri della Diocesi di Albenga-Imperia, che hanno portato al commissariamento, durano da tempo. Riportiamo telegraficamente i link di alcuni articoli significativi che GIÀ NEL 2010 denunciavano situazioni malsane, ma soprattutto mettevano in evidenza la grave invasione di preti gay che stava sconvolgendo la Diocesi.

L’INVASIONE DI PRETI GAY STA SCONVOLGENDO LA DIOCESI (cfr.www.uominiliberi.eu/febbraio09/mail.htm)

TROPPI PRETI GAY E AD ALBENGA SCOPPIA LA TEMPESTA
(cfr. http://apocalisselaica.net/…/qtroppi-preti-gayq-e-ad…)
(cfr. www.gaynews.it/view.php?ID=84373). In questo articolo si informa anche su Don Lu, il parroco che diventò donna; che in Diocesis su 180 preti più di cento risultano forestieri; e anche su don Carlo Pellagatta, il parroco transessuale di Rolfo d’Andora.

IL VESCOVO, IL MODELLO E L’INCUBO DEI PRETI GAY
(http://www.ilsecoloxix.it/…/AMXCNe4D-modello_vescovo…)
In questi articoli, a cui rimandiamo per una lettura diretta e personale, si parla di preti gay e talebani sistemati in molte chiese della diocesi con incarichi, ruoli importanti, Curia vescovile compresa.

Si parla di 40 PRETI OMOSESSUALI SU 140 PRETI DIOCESANI. Anche nel Seminario di Albenga si registra un numero abnorme di seminaristi omosessuali. Si tratta di pastori d’anime provenienti nella stragrande maggioranza da altre diocesi d’Italia. Si afferma – in questi articoli che SONO DEL 2010 – che mai si era assistito a tanto degrado nella diocesi. Si ricorda che GIÀ NEL 2010 la Santa Sede voleva intervenire sul Vescovo Olivieri e trasferirlo a Roma: per due volte lo avevano invitato a fare le valigie. Si denuncia, GIÀ NEL 2010, “l’accoglienza di preti stravaganti, di altri che hanno abusato di minori e sono impiegati in curia, di preti papà, di preti amanti.

Si riferisce la storia di don Silvano De Matteis, il sacerdote di Loano denunciato con l’accusa di aver importunato, durante la processione di San Giovanni, la moglie del comandante del porto Antonio Raffone. Il caso di don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, in carcere da quasi un anno con l’accusa di aver molestato una bambina di 12 anni; di Renato Giaccardi che ha patteggiato per reati con un minore; di preti che hanno cambiato sesso” (cfr. Corriere della Sera, 24-09-2010; cfr. ww.cinemagay.it/dosart.asp?ID=18817). Si parla di Marco Battistini, diacono di Loano, già protagonista di una storia d’amore con una catechista minorenne ed ora accasato con un’altra donna (venerdì 19 novembre, cfr.http://www.savonanews.it/2010/11/19/leggi-…ga-imperia.html). Si parla di Don Trila denunciato per truffa (cfr. http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchiv…?objid=11851135. Pubblicazione: 01-02-2012, STAMPA, IMPERIA, p. 60). Ho raccolto in un fascicolo a parte tutta la documentazione su questi casi.

—————Dopo la tiritera-farsa su Manelli, commissariato – dicono i manelliani – solo perché celebrava la messa tridentina, adesso inizia la stessa farsa e la stessa disinformazione sul vescovo Olivieri. Si chiudono gli occhi sui chilometri di immoralità del clero e sulle chiare e colpevoli complicità omosessuali (i seminaristi e i preti vanno lì, proprio per continuare indisturbati ad essere gay, non vanno lì per modificarsi in corso d’opera!) e si comincia col mantra che si tratta della solita persecuzione (liturgica-dottrinale) solo perché tradizionalista e celebra la messa tridentina. Non è possibile ritrovarsi con una cospicua “lobby dei preti gay” (40 preti su 140, e molti di tali figuri passano addirittura per tradizionalisti!) senza la complicità del vescovo e dei suoi collaboratori. Gli articoli non parlano della gente che è sconvolta dalle messe tridentine, ma parlano di pederasti, di preti-trans, di seminaristi e preti omosessualità oltre ogni decenza. Sbaglio? Albenga andava commissariata, che Olivieri sia tradizionalista o meno. Quei fatti di grave immoralità gettano discredito su tutta la tradizione. Il commissariamento è motivato dal marcio cospicuo che danneggia tutta la Diocesi e quindi è bene che venga fuori (e non sia come al solito sommerso) e che sia eliminato con decisione.

Gli scandali, in quella diocesi, piovono da tempo, DA TROPPO TEMPO.

La solita Mic, su chiesa e post concilio, ha chiuso gli occhi su tutta questa spazzatura e insieme ai suoi amici con i paraocchi sta commettendo lo stesso errore che ha commesso con Manelli e sta riprendendo la stessa disinformazione utilizzata per i manelliani. Per alcuni ingenui basta che uno porti la talare e celebri la messa tridentina, poi può essere anche un porco o un corrotto o un disonesto, non fa problema. È una grave malformazione difendere a priori i tradizionalisti negando “come un bufalo” il marcio e la depravazione quando tutto questo sono anni che flagella quella diocesi. In questo modo infantile e ideologico non si fa per nulla un buon servizio alla Tradizione, anzi si contribuisce a farla rigettare. Noi dobbiamo essere contro gli abusi, la corruzione, il marcio e la spazzatura sempre e dovunque, siano gli ambienti modernisti o tradizionalisti.

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ALBENGA: LA CAUSA DEL PROVVEDIMENTO È L’IMMORALITÀ NON LA TALARE!

La stampa nazionale sta già riportando le stesse notizie (anzi con particolari più gravi) che ieri abbiamo pubblicato sul nostro blog a riprova sia che l’oggetto del commissariamento sono gravi abusi che, ricordiamo, SONO STATI DENUNCIATI GIÀ NEL 2010, MA ERANO GIÀ PRECEDENTI A QUELLA DATA, sia che il commissariamento non c’entra nulla con la messa tridentina, come continuano a sostenere cocciutamente le varie “belle addormentate nel bosco” dei soliti siti tradizionalisti.

L’OGGETTO DEL PROVVEDIMENTO È L’IMMORALITÀ, NON LA TALARE. GLI ABUSI E LE VIOLENZE, NON IL MANIPOLO!

1) La Repubblica, 23/10/2014, p. 25 – Albenga, preti plaboy e parroci nudi sul web. Il Papa commissaria la diocesi degli scandali: “/…/ Troppi scandali in quelle parrocchie: sacerdoti condannati o indagati per pedofilia, altri che in processione corteggiano le fedeli più carine, parroci che posano nudi su Facebook o per siti gay, che svuotano le cassette delle elemosine e se la danno a gambe”, che palpeggiano turiste adolescenti sul lungomare. Per non parlare di quelli che sfoggiano tatuaggi, fanno i barman nei locali notturni, organizzano giri di prostituzione. /…/ La relazione del nunzio apostolico Bernardini ha scoperto indagini e processi.

A) Don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, reggente delle parrocchie di San Giovanni Battista e San Vincenzo, condannato a sette anni e otto mesi per abusi sessuali nei confronti di una chierichetta.

B) Don Silvano De Matteis, parroco di Loano, a Diano San Pietro, accusato da un capitano di porto di averne corteggiato la moglie durante una processione.

C) Don Cesare Donati, parroco di Bastia d’Albenga, che prima viene destituito con l’accusa di avere una compagna, poi dice che officerà nelle funzioni, ma finisce a fare il barman. Il suo posto è preso da un prete che si è fatto fotografare nudo su di un sito gay.

D) Padre Alfonso Maria Parente, già protagonista al festival di Sanremo, che fugge con la cassa della parrocchia di Pairolo. È sostituito da don Juan Pablo Esquivel, che vive con un “amico” e fa culturismo.

E) Su Facebook è finito pure Don Gabriel Viorel Irla, parroco di Poggi di Imperia: nudo naturalmente. /…/ LUISA BONELLO, medico savonese, a febbraio 2014, aveva consegnato a Papa Francesco UN DETTAGLIATO RAPPORTO SULLE VIOLENZE COMMESSE DAI SACERDOTI DELLA ZONA, DENUNCIANDO LA “CONNIVENZA” DEI VERTICI. /…/ Si è uccisa il mese scorso. La magistratura ha aperto un’inchiesta per “istigazione al suicidio”.

2) Libero, 23/10/2014, p.1 s p. 17 – Gli strani preti di Albenga: gay, truffatori, molestatori, sfruttatori – La diocesi del peccato- Nell’articolo sono citati molti dei preti indicati da La Repubblica, con aggiunta di particolari: “/…/

A) Don Silvano de Matteis durante una processione il sacerdote vide la moglie del comandante della capitaneria di porto e fece degli apprezzamenti che neanche De Sica ha fatto alla Ferilli in Natale a New York.

B) Don Cesare Donati ebbe una relazione con una donna, aprì un bar con la sua fidanzata e continuò a celebrare messa nei fine settimana. /…/ Il vescovo lo sostituì con un sacerdote che finì nudo su alcuni siti gay. /…/

C) Padre Alfonso Maria Parente andò a Sanremo dichiarando di avere 32 anni, mentre ne aveva 38 e il limite per partecipare era di 35. Scappò con la cassa della parrocchia. Poi si mise a vendere kit di Padre Pio truffando 8000 fedeli convinti che il ricavato andasse in beneficenza. Peccato che i soldi se li tenesse lui e che finì agli arresti domiciliari.

D) Don Renato Giaccardi, della parrocchia di Loano, si limitò a beccarsi 4 anni per induzione allo sfruttamento della prostituzione minorile”.

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Diocesi di Albenga-Imperia,
commissariato il vescovo degli scandali

Savona – Un commissario per la diocesi più chiacchierata d’Italia. A giorni Mario Oliveri sarà affiancato da un vescovo ausiliario, che ufficialmente lo sosterrà ma di fatto ne prenderà il posto.

È stato il Papa a decidere: prima ha vagliato i dossier che gli sono stati inviati da fedeli e sacerdoti del ponente ligure, quindi ha inviato ad Albenga il nunzio apostolico Adriano Bernardini.
Tra Francesco e Bernardini non c’è particolare amicizia, mentre il nunzio è stato compagno di seminario di Oliveri: ma la sua relazione non è stata positiva.

Al vescovo (che potrebbe restare come emerito) si rimprovera un reclutamento del clero frettoloso, con un’eccessiva carità cristiana di fronte a seminaristi espulsi, personaggi bizzarri e lestofanti conclamati.
Lui si è sempre difeso invocando il ruolo del buon pastore, che lascia il gregge per occuparsi della pecorella smarrita: ma qui, alla fine, le pecorelle smarrite erano l’ovile intero.

Preti tatuati, esibizionisti, culturisti, corteggiatori di mogli altrui durante le processioni, sbarcati a forza dalle navi da crociera per molestie ai passeggeri, svaligiatori delle casse parrocchiali: c’è persino un sacerdote che ha patteggiato quattro anni per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Anche lui è stato accolto con grande misericordia.

l’articolo completo sul Secolo XIX in edicola

Hanno ucciso l’Uomo Ragno

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In risposta a: All Christian

La tarantola è un ragno tanto brutto, quanto innocuo per l’uomo.
Sui blog e social network capita spesso che ignari internauti vengano avviluppati dalla sua tela il cui morso però non è fatale.
E’ quanto sta succedendo sul famigerato caso dei Francescani dell’Immacolata.
Tanto chiasso, tanta cacofonia, ma poca sostanza per chi sperava in un “controgolpe” a favore di un governo legittimamente e provvidenzialmente rimosso la cui verità sulle malefatte viene a galla quale antidoto a ogni veleno di ragno.
Nel seguire i contenuti presenti nella giungla mediatica, non è difficile imbattersi in una sorta di variegata fauna di animali selvaggi e flora di piante carnivore e velenose.
E’ il caso di “All Christian” che “Tutto” è fuorché “Cristiano”.
In uno dei rari post, datato questa volta 15 ottobre 2014, c’è il lungo “commento alla risposta di Padre Alfonso ad un articolo apparso su Corrispondenza Romana”.
Senza precisare di quale articolo si tratti, segno dell’ozioso dilettantismo di chi scrive senza trame, né ordito, traspare la rabbia offensiva dalle frasi con cui l’anonimo autore bacchetta i Padri Bruno o Volpi di turno, confermando a suo sfavore come l’antipatia nei confronti di una persona non può dare fondamento a una critica rivolta contro tutta l’azione in cui questa persona è impegnata.
Ciò diciamo perché l’attività di governo svolta dal Commissario Apostolico non è soltanto frutto dei suoi orientamenti e delle sue decisioni, ma viene puntualmente concordata, attraverso la Congregazione competente, con la Santa Sede.
Per quanto riguarda le sanzioni, nessuna norma ha vigore se non le prevede e se non vengono applicate quando è necessario.
La sanzione ha naturalmente una funzione di rieducazione, “salutare” , ma la rieducazione richiede una collaborazione da parte dell’interessato e non ci pare che gli estensori dell’articolo siano animati da questo spirito.
Non c’è alcuna situazione repressiva nell’Istituto, e lo prova il fatto che nessuno è stato sanzionato per le sue opinioni, ma solo per casi estremi di indisciplina.
Si commenta da sola la giustificazione delle violenze avvenute in Nigeria: qui non c’entra lo spin doctor, bensì il fatto che l’uso della violenza non è mai accettabile.
L’avere trovato complicità fuori dall’istituto, dimostra che siamo precisamente davanti a un disegno di divisione della Chiesa
E’ un “capolavoro del Diritto” l’affermazione che “i provvedimenti ingiusti non sono validi”.
Chi ne stabilisce la giustizia e chi la validità?
Il Comitato dell’Immacolata?
Chi osa usare e accompagnare al nome della più sublime delle creature una nefanda azione divisoria nei confronti della Chiesa e di una famiglia religiosa?
E’ evidente che, sin dall’inizio del commissariamento, si è confrontati a “una trama ben congetturata” di agitazione mediatica, unico ed estremo ricorso a chi non ha la Ragione e il Diritto dalla sua parte, ma in realtà neanche la Fede, elemento che avrebbe ispirato propositi e azioni ben diverse di quelle che hanno scandalizzato i piccoli e per le quali qualcuno ne risponderà davanti a Dio.
Si parla di “frati contrari al Summorum Pontificum”, ma in realtà NESSUNO dei frati ne era contrario. Si era piuttosto contrari a uno stile di governo, a un’impostazione pedagogica ed ecclesiologica lacunosa, a un’economia (povertà) ipocrita e poco trasparente, problemi tutti emersi durante la Visita Apostolica.
Provvidenziale che nell’articolo si parli ancora della questione dei beni sottratti all’Istituto con l’ennesima apologia nei confronti dei “fratelli e sorelle” di Padre Manelli.
“Cicero pro domo sua”.
Con artificio mediatico, tramite avvocato, si è imposto a padre Volpi una rettifica, o meglio la specificazione del non coinvolgimento dei germani di Padre Stefano Manelli, cosa che il Commissario Apostolico non aveva mai dichiarato, riferendosi evidentemente ai “familiari del Fondatore” che si estendono naturalmente a quelli “acquisiti” come i cognati.
Essendo pubbliche le Associazioni a cui fanno capo i beni dei Francescani dell’Immacolata, si evince dal collegio degli associati che ne fanno parte un cognato e una cognata. E’ forse reato pubblicare un atto pubblico?
Quanto “ai genitori delle suore” è forse reato dichiarare che alcuni di esse sono associati degli Enti a cui fanno riferimento beni ed opere dell’istituto?
E’ chiara la volontà di servirsi di persone di fiducia o ricattabili, quali genitori di religiose che ci tengono al bene delle figlie, per consumare una truffa ai danni di una famiglia religiosa e beneficarne una nuova che si vorrebbe creare.
Quando si parla di frati che scappano dal convento per “l’equilibrio psichico a rischio” si dimentica che quei frati erano in comunità omogenee, formate da persone che condividevano la stessa sensibilità, seppur distorta e non allineata con l’Autorità vigente.

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Le “fughe in avanti” sono piuttosto strumentali al disegno divisorio e al ricongiungimento della prima testa di ponte nella lontana diocesi di Lipa nelle Filippine, lontano dagli sguardi indiscreti di Roma.
Peccato che nell’era del villaggio globale sappiamo che l’Ordinario del luogo è noto per eventi poco simpatici occorsogli, non ultimo tra i quali la contestazione popolare per un Mc Donald inserito nel comprensorio della storica cattedrale.
Finora si era parlato di 150 Religiosi che chiedevano la dispensa dai voti.
Oggi l’estensore dell’articolo, a nome del “Comitato dell’Immacolata”, parla di 35 sacerdoti.
Cosa è successo?
Chi ha dato i “numeri del Lotto”?
E se i sacerdoti anziché 35 fossero 25?
Si ritorna poi spesso sulla questione della Nigeria, non affrontando mai i delitti commessi dai formandi lì presenti e dai formatori istigatori.
L’articolista è così disinformato che scrive: “Cosa si aspetta a lasciarli liberi”?
Il problema è che i formandi non se ne volevano proprio andare e alla fine sono andati via con l’abito, cosa che non ha risparmiato loro di essere perseguiti dagli abitanti della zona e da una giustizia sommaria in un Paese provato dai continui attentati di Boko Haram.
L’autore dell’articolo deve avere la memoria dell’elefante ed essere soprattutto un tipetto vendicativo quando chiama ancora una volta in causa i dati del questionario del Visitatore Apostolico, attribuendone a Padre Bruno il taroccamento.
Sembra molto strano pubblicare dei dati su un sito ufficiale senza nessuna contestazione da parte delle Autorità competenti.
Peccato che il blogghista di All Christian dimentichi di quando Mons. José Carballo in persona, in qualità di Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, fornì in una conferenza stampa di inizio 2014 una percentuale del 74% dei frati che avrebbero auspicato il commissariamento o il capitolo generale straordinario, segno inequivocabile, in entrambe le soluzioni, di un malessere diffuso e di una ferma volontà di rispedire a casa “gli uomini del potere”.
Il tentativo di formare un altro istituto da parte dei dissidenti FI, oramai chiamati “manelliani” se rientri o meno in una dinamica anti ecclesiale non lo stabilisce padre Bruno, ma la Chiesa stessa che si riserva il se e il quando della concessione della dispensa dai Voti, giudizio che non può spettare al sedicente Comitato dell’Immacolata.
Viene invocato il chirografo del Papa sulla non concessione della dispensa. E’ possibile che il Santo Padre si pronuncerà nel merito attraverso il Dicastero competente.
Se nei conventi “non si vive più come in famiglia e c’è diffidenza”, è perché un padre si è trasformato in Saturno e cerca a tutti i costi di distruggere quanto il Signore gli ha ispirato.
Non la tarantola, ma la “vedova nera” uccide i propri partner e i propri figli.
E’ questa la storia della giungla, non è certo questa la storia dei santi.
Più che scrivere le loro vite, occorre imitarli.
Se per gioco o necessità si dovesse ripartire da zero, in attesa che P. Alfonso risponda o meno all’ennesima provocazione, se io fossi frate o volessi diventarlo, seguirei chi sta col Papa e seguirei chi, non in Italia, ma in Africa è partito da zero suscitando numerose vocazioni.