La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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UN ARTICOLO CONFUSIONARIO E SCONCLUSIONATO

pinocchio

Un articolo confusionario (“Continuano gli abusi di potere: nel mirino le Francescane dell’Immacolata e non solo…”), quello di Chiesa e post concilio di giovedì 4 settembre 2014, dal titolo roboante ma vuoto, messo su solo per offendere la Congregazione e rinfocolare l’astio verso di lei, blaterando di presunti continui abusi di potere. Ma dove sono questi abusi? E dove essi sarebbero continui?
Informazioni disinformate e sconcertanti:

A) PRIMA MENZOGNA: Mai Suor Fernanda ha comunicato che avrebbe fatto vietare la Messa tridentina. Questa favola-bufala, dove l’avete trovata? Chi la garantisce?

B) SECONDA MENZOGNA. I poteri particolari conferiti a Suor Fernanda erano già dentro il decreto stesso, ecco perché hanno potuto far ricorso! Non si tratta di cose dette solo a voce!

C) TERZA MENZOGNA. “Suor Fernanda attenderebbe (con ansia) di essere nominata commissaria”. Suor Fernanda, sin dall’inizio, purtroppo, ha sempre rifiutato il ruolo di commissaria e non è per niente incline ad assumerlo. Fare il giornalista richiede qualità valide e serie. Piuttosto che scrivere simili articoli sarebbe meglio andare a vendere panini all’angolo della strada per fare del bene a tanti!

E poi le illusorie super-referenze vantate: 1)un corrispondente” che non sa neanche se era vero o no che qualsiasi decisione dell’Istituto, doveva essere approvata dalla Visitatrice!. 2) Un altro poi sembra Fantomas: “UN CORRISPONDENTE MI CITA FATTI CHE NON POSSO RIFERIRE PERCHÉ CHIAMANO IN CAUSA PERSONE CHE NON VOGLIONO APPARIRE”. A questo punto serietà vorrebbe che uno neanche riferisce ciò che non può riferire. Ma pur di creare polveroni e astio verso la SANTA SEDE, si usa qualsiasi espediente da saltimbanco.

Destituite di fondamento – basta vedere che sono senza riferimenti oggettivi – sono poi le cose attribuite alle due ottime visitatrici, che mai avrebbero usato le espressioni riferite, abituate come sono a pesare le parole e gli interventi. Chi può provare che quelle affermazioni, così come le avete citate, siano loro? LE DUE VISITATRICI, DANNO FASTIDIO AI MANELLIANI, SOLO PERCHÉ SONO PREPARATE E SVEGLIE. Nella settimana che hanno trascorso nel bunker para-lefebvriano (o forse tutto!) di Città di Castello, gestito dalla papessa Perillo, mentre una faceva molte domande, l’altra trascriveva domande e risposte e scattava anche foto. I manelliani hanno bisogno di gente imbranata, mentre temono le persone serie e ben formate.

Sono invenzioni vostre che “Le visitatrici hanno apertamente disprezzato la messa tradizionale, insieme ad altre cose”. Come visitatrici (serie) il loro compito era solo quello di reclutare informazioni precise e obiettive, accertare il reale progetto di vita nell’attuale Istituto, raccogliere documentazione e poi riferire tutto alla Congregazione. Non faceva parte del loro compito mettersi a proferire tutte quelle critiche che attribuite loro ed, eventualmente, tantomeno farlo in pubblico.

Sono invenzioni vostre (abili nel diffondere false dicerie) che avrebbero detto che “le suore pregano troppo, fanno troppa penitenza e che le contemplative sono “troppo in clausura”, /…/ che hanno urgente bisogno di un programma di “rieducazione” secondo i criteri del Vaticano II”. Siete abili nel creare falsi mostri per suscitare poi odio contro di loro. Guarda caso le invenzioni proferite cercano di mettere le mani avanti proprio in quei campi in cui, lo stile di vita delle suore, necessita di qualche aggiustamento e/o correzioni settoriali, non certamente di essere soppresso. Il problema, in realtà, non è se pregano troppo o poco o se fanno troppa penitenza, ma se pregano compatibilmente col vero volto del loro carisma: se l’Istituto è contemplativo-attivo, non può limitarsi solo a super-specializzarsi in una specie di vita quasi di clausura per tutti, ma deve dare più spazio effettivo alla dimensione dell’evangelizzazione, della missionarietà. Sarebbe bene che le suore, prima magari di fare la professione perpetua, facessero, tutte, un’esperienza ampia di missionarietà.

Il problema poi non è se fanno penitenza oppure no, ma solo se non SI SONO FISSATE E SCLEROTIZZATE SOLO SU ALCUNE PENITENZE (quelle fisiche) – addirittura considerate “conditio sine qua non” per restare nell’Istituto – invece di aprirsi ad una dimensione penitenziale vasta, intelligente, ad ampio respiro che, come già insegnava l’esortazione di Paolo VI, sulla penitenza, utilizza VARIE E DIVERSIFICATE FORME DI PENITENZA, non solo alcune e sempre loro. Inoltre in questo Istituto le penitenze sono imposte a tutti come pubbliche e comunitarie, senza rispetto per la dimensione personale che ha bisogno di vedere rispettata l’originalità dei doni e delle qualità che ad ognuno di noi il Signore ha conferito.

Un articoletto veramente inutile e sconclusionato, probabilmente raffazzonato dalla pessima necessità di riempire uno spazio solo per continuare a mantenere caldo e a sobillare, in qualche modo (anche quando non ci sono argomenti) lo spirito di sovversione contro le legittime autorità che hanno disposto il legittimo commissariamento.

Riccardo Piccarreta

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