La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Francescani dell’Immacolata, ecco le ragioni del commissariamento

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La campagna di stampa tradizionalista e le origini di una decisione che la Santa Sede ha preso dopo una capillare raccolta di informazioni

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Vatican Insider La Stampa 8/08/2013

La decisione del Papa di commissariare i Francescani dell’Immacolata come chiesto dalla Congregazione dei religiosi al termine di una visita apostolica iniziata l’anno scorso, con l’acclusa regolamentazione dell’uso della messa antica, ha scatenato un fuoco di fila di reazioni mediatiche provenienti da ambienti tradizionalisti o comunque critici verso l’attuale pontificato, caratterizzate da una tesi di fondo: Francesco starebbe facendo retromarcia rispetto al Motu proprio di Benedetto XVI che nel 2007 liberalizzò l’uso del messale preconciliare. Tesi prontamente smentita dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi.

A pubblicare il testo del decreto di commissariamento con l’annessa clausola riguardante la messa antica è stato il sito tradizionalista americano «Rorate Coeli», che ha spesso rilanciato materiali e contributi dei Francescani dell’Immacolata. Il 29 luglio, il blog tradizionalista «Messainlatino» pubblicava anche l’originale della lettera inviata dal commissario ai religiosi dell’Istituto. La notizia veniva poi circostanziata, lo stesso giorno, dal vaticanista Sandro Magister, che la presentava come la prima aperta «contraddizione» rispetto al pontificato ratzingeriano. Scendeva poi in campo «Corrispondenza Romana», agenzia di informazioni che fa capo al professor Roberto De Mattei, vicino al mondo tradizionalista, autore di una storia del Vaticano II nella quale l’ultimo Concilio viene presentato come un evento di rottura rispetto alla tradizione precedente. «Corrispondenza Romana» si è fatta anche carico di una raccolta di firme a sostegno dell’uso della messa antica per i Francescani dell’Immacolata da inviare alla Congregazione dei religiosi.

Infine, il 7 agosto sono intervenuti sul quotidiano italiano «Il Foglio» Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, due giornalisti vicini al mondo tradizionalista, con un articolo dal titolo significativo: «Quella sberla ai Francescani nella chiesa di Francesco». Nel testo si definisce la lettera del commissario nominato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi, «ricalcata» nello stile dei «burocrati di Ceausescu» e si irridono il messaggio di Francesco ai musulmani per la fine del Ramadan come pure il viaggio papale a Lampedusa. E si contrappongono i Francescani dell’Immacolata «che sono poveri e umili senza ostentazioni» a chi si mette «in favore di telecamera e di obiettivo fotografico come va di moda sotto il nuovo pontificato». Il commissariamento viene definito da Gnocchi e Palmaro provvedimento «draconiano», che mirerebbe  a distruggere la forza dei frati intenzionati a riscoprire e conservare «la messa di sempre» (espressione ormai codificata, usata per sinonimo di messa preconciliare, che sottintende due tacite conseguenze: la prima è che il messale del 1962 corrisponda alla messa celebrata per due millenni, la seconda è che la liturgia post-conciliare non sia più legata alla tradizione).

Rispondendo a una domanda specifica di «Vatican Insider» in merito al ruolo avuto dai frati e dalle suore dell’Istituto nel diffondere la tesi della «sconfessione di Benedetto XVI» fatta rimbalzare sui siti e sui blog, l’ormai ex procuratore generale dei Francescani dell’Immacolata, padre Alessandro Apollonio, aveva smentito seccamente qualsiasi coinvolgimento. Ma più di un dubbio rimane, di fronte all’evidente tentativo di trasformare i problemi e le tensioni interne all’Istituto circa la fedeltà al carisma originario in una pubblica battaglia sulla messa antica  e sul Motu proprio «tradito». Lasciando magari intendere che il provvedimento della Santa Sede sia stato preso a cuor leggero o sulla base di informazioni «false», come lo stesso padre Apollonio ha dichiarato.

Vale la pena di ricordare che i Francescani dell’Immacolata, un Istituto con una forte impronta mariana e missionaria, nato negli anni Settanta, che si rifà al Poverello d’Assisi e in particolare a San Massimiliano Kolbe, non sono nati in area tradizionalista. Una mutazione in questo senso, per volere del fondatore, padre Stefano Manelli, è avvenuta dopo la promulgazione del Motu proprio di Benedetto XVI che nel 2007 ha liberalizzato la messa antica.

Nel corso del Capitolo generale del 2008, padre Manelli aveva provato a introdurre una revisione delle Costituzioni dell’Istituto rendere obbligatorio il vecchio rito nelle messe conventuali. L’iniziativa aveva suscitato una tale opposizione che era stata ritirata senza essere messa ai voti. Nei tre anni successivi però l’uso del messale preconciliare era stato suggerito e talvolta in qualche modo imposto. In un’intervista del 2010 su un blog francese lo stesso padre Apollonio ammetteva che il vecchio rito «è la forma della nostra messa conventuale raccomandato dal nostro fondatore». E veniva promosso anche il rituale antico per le ordinazioni sacerdotali. Senza norme scritte, né decisioni assunte dal Capitolo generale, l’uso «preferito» della liturgia antica è stato fortemente raccomandato nei conventi dei Francescani dell’Immacolata, e in alcuni Paesi sono stati acquistati breviari bilingui latino-inglese così da favorire l’introduzione della preghiera secondo l’uso antico.

Questo ha fatto sì che un gruppo di frati, i padri Antonio Santoro, Michele Iorio, Pierdamiano Fehlner, Massimiliano Zangheratti, Angelo Geiger, membri della comunità storica delle origini e già coinvolti in ruoli di responsabilità nel governo e nella formazione dell’Istituto (poi «puniti» per le loro posizioni poco tradizionaliste con vari trasferimenti), nel 2012 siano ricorsi alla Congregazione vaticana dei religiosi chiedendo che venisse recuperato l’originario carisma e non si imponessero a tutti le posizioni tradizionaliste, comprese quelle che tendono a ridurre la portata del Concilio Vaticano II o lo presentano come un evento di rottura inconciliabile con la tradizione precedente.

In una lettera del padre Geiger, si afferma che all’interno dell’Istituto, da parte di alcuni suoi autorevoli esponenti, veniva fatta passare l’idea che la «nuova messa» fosse per i cattolici ordinari, mentre quella antica fosse per «il cattolico più serio rispetto alla fede», dando per scontata la superiorità della «forma straordinaria del rito romano» liberalizzata da Papa Benedetto.

Un capitolo a parte riguarda l’atteggiamento diffidente di alcuni responsabili dei Francescani dell’Immacolata nei confronti del nuovo pontificato, peraltro pienamente condiviso da quei siti e blog impegnati a far passare la tesi dei frati «perseguitati» dai «nemici» della messa antica e dai loro sponsor vaticani. I dissidenti rispetto alla linea imposta negli ultimi anni, contestano che la messa antica e il tradizionalismo debbano diventare l’unica formazione ricevuta dai giovani seminaristi, e che le «opinioni» dei tradizionalisti debbano diventare «normative» nell’Istituto in nome della lealtà al fondatore, quando invece non andrebbero imposte alla coscienza di nessuno. Tanto più – sostengono i frati sopra menzionati – che non c’è stata consultazione né un mandato del Capitolo generale a questo proposito. Inoltre, il tradizionalismo «non ha nessun rapporto con il nostro carisma» e «non è obbligatorio secondo la nostra legislazione».

A tutto questo si aggiungono anche altri problemi, legati alla conduzione dell’Istituto, al ruolo crescente del ramo femminile, più compatto nell’aderire all’indicazione per la messa antica, ai problemi pastorali legati alle parrocchie dove esercitano il loro ministero i Francescani dell’Immacolata. Di fronte a questo quadro, la Santa Sede un anno fa – e dunque nel pontificato di Benedetto XVI – ha disposto una visita apostolica. Già prima dell’inizio della visita, il 9 maggio 2012, Papa Ratzinger durante un’udienza pubblica salutò «le consacrate, i seminaristi e i frati Francescani dell’Immacolata ai quali auguro di nutrirsi della Parola di Dio e del Pane eucaristico per sentire cum Ecclesia». Un accenno significativo che riecheggia ora anche nella lettera del commissario ai membri dell’Istituto.

Il visitatore apostolico ha predisposto un questionario molto dettagliato rispetto a tutti questi problemi, e secondo quanto risulta a «Vatican Insider» la maggioranza dei membri dell’Istituto consultati si è espressa in favore o di un Capitolo generale straordinario o di un commissariamento, confermando dunque l’esistenza delle tensioni, non certo riconducibili soltanto a un gruppuscolo di dissidenti che sarebbe riuscito a falsificare la realtà.

Appare dunque del tutto incongruo presentare la decisione di Papa Francesco come una sconfessione del Motu proprio del predecessore, come già «Vatican Insider» faceva notare nell’articolo del 30 luglio scorso.

E si comprende bene come la decisione della Santa Sede non sia stata presa a cuor leggero, ma sia stata preceduta da una capillare raccolta di informazioni. Sul sito ufficiale dei frati si legge che il fondatore padre «Stefano M. Manelli, con tutto l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata unito a lui, obbedisce al Santo Padre e confida che da questa obbedienza ne vengano grazie più grandi». Nelle prossime settimane il commissario verificherà se a prevalere sarà questa dichiarazione o le spinte provenienti da esponenti del mondo tradizionalista, che stanno suggerendo ai frati di «resistere» e di continuare a celebrare «in coscienza» secondo il rito antico senza chiedere autorizzazioni, puntando sul fatto che il decreto vaticano ha posto la clausola senza specificare quali siano «le autorità competenti» a rilasciarle.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/tradizionalisti-traditionalists-tradicionalistas-27056/

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