La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Manetti è convinto di avere ragione: se gli hanno dato torto è colpa degli Avvocati

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Il marito della Siccardi boccia la strategia processuale dei seguaci di Padre Manelli.

Carlo Manetti, avendo sposato la Dottoressa Siccardi, figura ben più eminente di lui, è destinato a trascorrere l’esistenza quieta ma monotona del Principe Consorte.
Logico dunque che il nostro cerchi ogni tanto di scuotersi dal torpore, atteggiandosi a genio incompreso.
Questo atteggiamento lo rende simile alle falangi di mancati Commissari Tecnici della Nazionale disseminati nei “Caffè dello Sport” della Penisola, sempre pronti a dimostrare che se fossero stati al posto di Prandelli, avrebbero vinto il Mondiale.
Manetti è per il gioco offensivo, e disdegna ogni difensivismo, ogni tipo di “catenaccio”: la squadra che pensa solo a difendersi – ammoniva Nicolò Carosio – prima o poi il golletto finisce sempre per prenderlo.
E di goal, la squadra tradizionalista ne ha presi una valanga.
Esito inevitabile, constata amaramente il Principe Consorte, di un gioco definito “insufficiente, attendista, quasi a sperare che il non reagire con la dovuta forza induca” un eguale atteggiamento nella squadra avversa: sembra di leggere le cronache di Italia – Uruguay.
Se quel disastro pose fine alla carriera di Commissario Tecnico dell’imbelle Prandelli, la sconfitta giuridica del settore tradizionalista dei Francescani dell’Immacolata è dovuta al fatto che il competitore “tende a portare la sua azione tanto più in profondità, quanto meno essa viene contrastata”.
Sembra di capire che alla squadra di Capitan Manelli sia mancata la grinta, nonché la fantasia necessaria per portare il gioco sulle famose “fasce laterali”.
Abbiamo invece assistito ad una impostazione ripetitiva e prevedibile, su cui i giocatori della compagne rivale hanno potuto facilmente “costruire le loro contromosse”.
Manetti non dice quanto ha guadagnato il Commissario Tecnico responsabile di tanto disastro, ma pare insinuare che si sia trattato di soldi sprecati.
E, naturalmente, si propone come il Conte della situazione (sempre che la moglie gli permetta di stare in panchina).
La requisitoria sugli errori del passato è comunque spietata.
Si comincia dal famoso questionario diffuso tra i Frati dal Visitatore Apostolico.
La sua vera natura – questo è il cavallo di battaglia dei tradizionalisti, nel cui coro Manetti è voce solista – era quella del referendum.
Poiché però i nemici del Visitatore lo avevano vinto a mani basse, la parte avversa impose il silenzio (“quasi undici mesi!”) ed una “pubblicazione incompleta dei dati”.
I monarchici sono ancora convinti di avere ottenuto la maggioranza il due di giugno, ma il Ministro Romita sarebbe riuscito a fregarli con i suoi brogli e occultamenti.
“L’esito di quel questionario – annota Manetti – non avrebbe autorizzato nessun tipo di commissariamento”: per forza, dato che il Visitatore aveva perso!
Non vi è infatti alcun dubbio che i seguaci dell’ex Superiore Generale si siano prodotti nel proverbiale “battiam battiam le mani, evviva il Direttor!”
Incuranti di tale peana, i modernisti annidati tra le Mura Leonine gettarono dunque la maschera, rivelando l’essenza staliniana della loro ideologia e prassi: “Viene smantellato il Seminario dell’Istituto; vengono allontanati e dispersi, in varie parti del mondo, i più eminenti esponenti dell’Ordine (probabilmente sono finiti in Siberia, oppure alla Cayenna); vengono chiusi conventi; viene segregato Padre Manelli, i cui colloqui coi Frati sono, di fatto, resi quasi impossibili …”
(L’Autore ignora evidentemente che l’ex Superiore Generale, per la sua affezione al cellulare, è stato soprannominato “Manelli Broadcasting Corporation”).
La riscossa è mancata per l’inettitudine di chi avrebbe dovuto contrattaccare sul piano giuridico: “Se la finalità dell’ingiustizia è la distruzione di qualcuno o di qualcosa, la moderazione di quest’ultimo non può che galvanizzare l’aggressore ed eccitarlo a nuova violenza”.
“In questo dramma – annota sconsolatamente Manetti – anche le vittime paiono recitare una parte già scritta, o, almeno, abbozzata”: evidentemente, sono affette dalla famosa “Sindrome di Stoccolma”.
L’unica salvezza consiste nell’opporsi alla Legge in quanto essa è ingiusta.
Poiché però la valutazione della giustizia della Legge è soggettiva, chiunque può rifiutare di conformarvisi, naturalmente senza alcun timore di possibili sanzioni.
Al fondo di questo percorso, ci attende un cartello, su cui sta scritto: “Benvenuti in Somalia! Qui lo Stato non esiste”.

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