La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Storia Istituto » La vera situazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. ( Fr. Angelo Geiger )

La vera situazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. ( Fr. Angelo Geiger )

10487325_864225316939396_1513700651669663317_n

4 giugno 2014 alle ore 15.50

Da “State of the Franciscan Friars of the Immaculate
Pubblicato il 25 Maggio, 2014 by Fr. Angelo Geiger su http://maryvictrix.com/

In questo post pubblico due documenti. Il primo, un documento non firmato pubblicato da un frate francescano dell’Immacolata, che è stato distribuito in formato Word, denominato “State of the FFI.docx”. Se questo documento sia stato ricevuto da un piccolo numero di frati o abbia avuto una più ampia distribuzione, questo non lo so. Chiaramente, comunque, il documento è un conciso insieme di punti di discussione a difesa dei precedenti superiori dei FFI contro il Commissario Apostolico, il Reverendo Padre Fidenzio Volpi, e contro il Prefetto per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Sua Eminenza il Cardinale João Braz de Aviz. Di sicuro non concordo con quello che è stato scritto nel documento. E’ riprodotto qui nella sua forma completa e non modificata.

Il secondo documento, invece, è il mio commento al documento “State of the FFI” (da qui in avanti tradotto in “Stato dei FFI”), che scrissi con l’aiuto di Padre Agnello Maria Murphy ed ora pubblico con l’approvazione di Padre Alfonso Maria Bruno. Vogliate leggere entrambi i documenti e non commentare finchè non li abbiate letti entrambi nella loro interezza. Vogliate anche sopportare il mio uso del grassetto, ma la mia esperienza mi insegna che spesso punti importanti vengono saltati dal lettore durante la foga della lettura.

Io sono uno dei cinque frati che si sono appellati alla Santa Sede in relazione ai problemi interni al nostro Istituto. Voglio menzionarlo nell’interesse di una piena trasparenza.

Vogliate moderare i commenti da questo punto in poi.

Da quando è stata stabilita la Commissione Apostolica, più di 8 mesi fa, una continua disinformazione è stata emanata dall’interno dell’Istituto ed è stata propagata, a livello internazionale, sui blog. La disinformazione è perdurata fino ad ora e questo è davvero spiacevole. Come ho detto già molte volte, questo problema non sarà mai giudicato nel miglior modo nell’agone pubblico. Ma poiché la reputazione di persone innocenti è in gioco, ed in particolare quella di persone interne alla Santa Sede, e poiché la crisi attuale potrà soltanto peggiorare alla luce di questa disinformazione, questi documenti ora verranno resi pubblici.

Padre Angelo Maria Geiger

Primo Documento: “Stato dei FFI” – Autore: Frate Francescano dell’Immacolata

In Luglio 2013, il Fondatore e Ministro Generale dei Francescani dell’Immacolata, il Co-Fondatore e Vicario Generale, e il Procuratore Generale furono chiamati agli uffici della Congregazione dei Religiosi. Lì si incontrarono con il Prefetto e Segretario della Congregazione, che consegnò loro un decreto che poneva un Commissario Apostolico al governo dell’Istituto, e di conseguenza deponeva loro dalle cariche nell’Istituto. Padre Stefano M.Manelli, il Fondatore, chiese ragione di questa misura drastica. Il Prefetto disse che la decisione era stata presa poiché egli aveva imposto l’utilizzo della forma extraordinaria su tutti i frati. Poiché l’accusa era ovviamente falsa, Padre Stefano provò ad obiettare, ma il Prefetto non volle ascoltare ragioni. Il Commissario, Padre Fidenzio Volpi, OFM, era anche presente e annunciò che era venuto per “demolire tutto e ricostruire”.

Il decreto venne dopo una Visita Apostolica ritenuta necessaria perché “richiesta da 21 membri dell`Istituto” (che contava 350 membri in quel periodo). Fu una visita apostolica piuttosto curiosa, durante la quale il Visitatore fu fisicamente presente solo in poche case religiose e mai per più di poche ore. Egli parlò solo con un piccolo numero di religiosi, non si recò mai negli Archivi Generali, e vide solo quelle poche testimonianze che egli chiese che gli si fossero portate. Anche se è stato detto che egli abbia presentato centinaia di pagine di documentazioni alla Congregazione dopo che egli completò il suo lavoro, il mezzo principale con cui egli condusse la visita sembra essere esclusivamente un questionario rivolto ai frati professi solenni che conteneva domande che implicitamente tendevano a suggerire la risposta e che venne consegnato via posta o e-mail, senza alcuna verifica su chi effettivamente lo avesse compilato.
La ragione per cui fu assegnato un Commissario rimane poco chiara anche otto mesi dopo la sua assegnazione. In nessun periodo prima del decreto la Congregazione chiese mai di incontrarsi con rappresentanze dell’Istituto. I rappresentanti dell’Istituto non vennero mai informati delle accuse, nè gli fu data mai l’opportunità di offrire alcuna spiegazione o difesa. Attraverso l’atto non comune di ottenere l’approvazione del Papa per il decreto, la Congregazione tolse all’Istituto alcuna possibilità di appellarsi.
Mentre il Prefetto originariamente aveva indicato la forma extraordinaria come il problema, i rappresentanti della Congregazione hanno da allora affermato che c’erano altre ragioni per il decreto. Fino ad ora non hanno mai spiegato quali esse fossero.

Non raramente, essi indicano una motivazione inclusa nel decreto: “per l’unità interna degli Istituti Religiosi [sic in Plurale] e la comunione fraterna, la formazione adeguata per i religiosi e la vita consacrata, l’organizzazione delle attività apostoliche, e la adeguata gestione dei beni temporali”. Eppure, quando i formatori e i giovani religiosi chiesero cosa ci fosse di errato nella formazione, essi non ricevettero risposta.

Quando gli ex-membri del Consiglio Generale chiesero cosa ci fosse di errato nella gestione dei beni temporali (anche chiedendosi come un giudizio su essa potesse essere stato preso, senza guardare ai bilanci), essi non ricevettero risposta. Ci fu la promessa del Commissario, il 30 Agosto 2013, di inviare a tutti i frati un resoconto dettagliato delle ragioni della sua assegnazione entro pochi giorni, ma questa non è arrivata.
Che i problemi di un Istituto Religioso non possano essere spiegati al pubblico è comprensibile, ma che non possano essere spiegati nemmeno ai membri più alti in grado dell’Istituto è piuttosto particolare. Sembrerebbe che qualsiasi i motivi possano essere, essi non resisterebbero ad un possibile esame dettagliato.
Nel frattempo, il Commissario continua la sua pre-annunciata missione di demolizione:

– Ha già chiuso o ordinato la chiusura di non meno di 9 case religiose
– Ha deposto tutti i superiori regionali e molti superiori locali, incurante della legge canonica, che richiede una grave causa per rimuovere l’incaricato ad un ufficio ecclesiastico
– Divieto ai frati di contribuire alle riviste e giornali pubblicati dalla stampa dell’Istituto e divieto di distribuire i suoi libri
– Gli incontri del movimento laicale dell’Istituto sono stati banditi in Italia (dove metà delle case religiose sono presenti) finchè i suoi membri non provvederanno una dichiarazione scritta del loro supporto al rinnovamento dell’Istituto portato avanti dal Commissario
– Il seminario è stato chiuso e agli studenti è stato comunicato che non tutti loro riprenderanno gli studi nell’autunno (in altre università). Ad un numero di studenti è stato comunicato che non saranno abilitati al rinnovo dei voti
– Il permesso del Commissario è richiesto per provvedere assistenza spirituale alle Suore Francescane dell’Immacolata (verso quale l’Istituto ha il dovere di provvedere assistenza spirituale in virtù dell’aggregazione canonica dei due Istituti)
Eccetera…

Per preparare la ricostruzione che seguirà la demolizione, il Commissario ha organizzato incontri segreti per reinventarne il carisma.
Dato che qualcosa è andato storto con il Fondatore, è necessario ritornare a quello che è chiamato il “carisma originario” anche se questo nuovo carisma rigetterà cose come la povertà in comune, che era praticata sin dall’inizio. I membri dell’Istituto a cui è consentito partecipare a questo “rinnovamento” del carisma sono scelti tra coloro che richiesero la Visita Apostolica. Cosa davvero sembra accadere qui è lo scontro fra due visioni della Chiesa e della vita religiosa. Da un lato ci sono il Prefetto della Congregazione per i Religiosi, che approva di cuore la vita riformata praticata dalle suore Americane la cui leadership ha problemi con la Congregazione per la Dottrina della Fede; il Commissario Apostolico, che ha elogiato il Cardinal Martini e ha detto che Benedetto XVI ha diviso la Chiesa con il Summorum Pontificum; e un gruppo di frati che rigettano l’idea che la forma extraordinaria possa essere usata accanto alla forma ordinaria nella vita di preghiera dell’Istituto. Dall’altro lato c’è Padre Stefano e la maggioranza dei frati, supportati da vari Cardinali e Vescovi, che, comunque, non hanno l’autorità per intervenire. Questi sono i sostenitori dell’ermeneutica della continuità, che dice che qualcosa è sbagliato con la riforma di un ordine religioso che fosse accompagnata da una drammatica perdita di vocazioni. Padre Stefano propose un diverso tipo di riforma nel 1970, una che continuò a valutare il passato invece di rompere con esso. Il Beato Giovanni Paolo II, approvò questa riforma intervenendo personalmente due volte, nel 1990 per creare l’Istituto e nel 1997 per renderlo di Diritto Pontificio. La Congregazione per i Religiosi a quanto pare non lo voleva adesso e non lo vuole ora.

Forse è imbarazzante avere Istituti che seguono la loro idea in declino, mentre questo è fiorente. Come nel 1990, solo il Papa può salvare l’Istituto, ma non è chiaro se lo farà – come, infatti, accadde allora.

FINE DEL DOCUMENTO “Stato degli FFI”

Secondo documento: i miei commenti sul documento “Stato dei FFI”

I fatti storici

La narrativa dei fatti storici presentata nel documento “Stato dei FFI” riguardo le vicende del commissariamento, sostiene che nessuna ragione a supporto del commissariamento fu mai chiaramente descritta ai superiori di allora. E’ sottinteso, nel precedente documento, che questo avvenne perché, in realtà, non esiste alcuna ragione.

Invece, chi racconta omette di menzionare la lettera del Commissario del giorno 8 Dicembre 2013. Come minimo, in essa sono contenute molteplici motivazioni.
A parte la mancata menzione della lettera del Commissario, inoltre, manca nella narrativa esposta dal documento “Stato dei FFI” la storia del periodo antecedente alla Visita Apostolica e infine al Commissariamento, nel quale, durante il corso di svariati anni, numerosi frati portarono varie preoccupazioni e problematiche all’attenzione del Superiore Generale. Le questioni portate all’attenzione del Superiore Generale riguardavano:

– L’implementazione autoritaria del Summorum Pontificum
– La manipolazione del Capitolo Generale del 2008 a questo riguardo
– La virata tradizionalista nel seminario e nell’apostolato
– La nostra vicinanza a esponenti del movimento tradizionalista
– Il carattere arbitrario del governo dell’Istituto e l’assenza di alcun meccanismo per affrontare questo problema
– Il modo in cui tutti questi problemi hanno influenzato i programmi di formazione
– L’influenza dell’ex-Madre Generale delle Suore Francescane dell’Immacolata sul Fondatore
– La sempre più accresciuta radicalizzazione delle comunità delle suore

Nel Gennaio del 2012 cinque frati che avevano servito per molti anni con vari incarichi di autorità nell’Istituto si incontrarono con il Consiglio Generale (in assenza del Fondatore) a riguardo dei sopra menzionati punti. Né in quell’occasione, né in alcuna occasione precedente, venne ammessa, da parte dei precedenti membri del Consiglio Generale, l’esistenza di alcun problema serio all’interno della comunità. Questo è il contesto che fa da premessa all’appello rivolto dai cinque frati alla Santa Sede, che condusse quindi alla Visita Apostolica e, infine, al Commissariamento.

Inoltre, nel corso della storia del Commissariamento, frati all’interno dell’Istituto, come l’autore del documento “Stato dei FFI”, hanno iniziato una attività di propaganda contro il Commissario e contro la Santa Sede e hanno descritto l’intervento della Santa Sede come una mossa contro la Tradizione e il Rito Antico. Uno dei principali simpatizzanti tradizionalisti con il quale il precedente regime era associato, Roberto de Mattei, ha, dall’insediamento del Commisario Apostolico, incoraggiato i frati a disobbedire alla Santa Sede, ha rigettato la canonizzazione dei Santi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, e ora sta incoraggiando entrambi frati e suore a lasciare l’Istituto. Questo conferma chiaramente che l’apprensione dei cinque frati appellatisi alla Santa Sede, era ben fondata.

La tesi contenuta nella narrativa del documento “Stato dei FFI”, ovvero che i precedenti superiori non capiscono il perché la Santa Sede abbia preso queste drastiche misure, è in malafede ed è semplicemente lo stesso tipo di negazione e disinformazione che aveva condotto i cinque frati all’appello presso la Santa Sede. Ciascuno può ragionevolmente supporre che se la Santa Sede è stata così attenta nella maniera di confrontarsi con i precedenti superiori, è perché Essa ha capito quanto essi siano senza scrupoli.

La Lista delle lamentele

La lista delle lamentele che seguono la narrativa storica del documento “Stato dei FFI” va a confermare l’analisi esposta nel precedente paragrafo. Il documento “Stato dei FFI” infatti afferma che la rimozione dei responsabili da parte del Commissario è contraria alla legge canonica. Eppure,
la Commissione è già una misura straordinaria implementata dalla Sacra Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, contro la quale il Santo Padre ha eliminato qualsiasi possibilità di appello. La lista di lamentele fallisce anche di menzionare che fra le persone coinvolte nei gruppi laicali associati ai Francescani dell’Immacolata c’è una ribellione aperta contro il Commissario, o anche che l’editoria di apostolato è ora controllata da laici che sono in ribellione contro il Commissario.

Non indica nemmeno che il seminario è stata fonte di ribellione e che seminaristi hanno rivelato informazioni a blogs tradizionalisti che stanno lavorando per sabotare la missione che è stata assegnata al Commissario dalla Santa Sede.

L’autore della narrativa è anche intellettualmente disonesto in quanto sostiene che il Commissario è impegnato ad eliminare la povertà in comune, mentre di fatto la versione attuale del Direttorio, che è parte della legislazione dell’Istituto approvata ecclesiasticamente, include una nota a piè di pagina, introdotta dai precedenti superiori, che permette ai frati il controllo delle entità preposte all’amministrazione dei beni:

“Dove possibili membri della corporazione dovrebbero essere frati e suore nominati dal Ministro Generale e dalla Madre Generale” (Sezione 35, nota a piè pagina 33).” Dopo l’insediamento della Commissione i superiori precedenti si sono tolti da questo controllo, ma solo per trasferire l’amministrazione di beni esclusivamente a persone laiche, di fatto alienando i beni dell’Istituto e di fatto impedendo al Commissario di gestire questi beni per i frati. Questo è in particolare il caso della casa religiosa sita a Via Boccea, Roma, dove persone laiche sono ora in controllo della struttura e stanno sfrattando i frati dall’edificio.

Due Visioni della Chiesa

Il documento “Stato dei FFI” conclude descrivendo due visioni differenti della Chiesa e della vita religiosa. L’autore mette in opposizione la visione del Prefetto della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e del Commissario contro quella del Fondatore.

L’autore sembra suggerire che il Fondatore e i frati che lo supportano sostengono l’”ermeneuticà della continuità” insegnata da Benedetto XVI, quando, di fatto, sotto la direzione del fondatore il nostro Istituto è divenuto uno dei principali strumenti del movimento tradizionalista in Italia utilizzato per minare l’autorità dell’ermeneutica stessa. Questo è il tipo di bugia e mezza-verità che ha condotto l’Istituto in una crisi sempre più profonda per un lungo periodo di tempo.

L’autore inoltre suggerisce che la vita dei frati durante gli ultimi sei anni è in linea con quanto venne stabilito alla fondazione di Casa Mariana nel 1970, dove e quando il Fondatore ricevette il carisma. Il nostro documento fondante, la Traccia, esprime il carisma nella maniera seguente: “Una vita comunitaria di Preghiera, Povertà, di Penitenza, nello spirito dei voti di totale consacrazione alla Vergine Immacolata, so che Ella possa trasforma come San Francesco, in Gesù Crocifisso, e renderci i Suoi strumenti per la conquista di tutte le anime per Dio (sezione 1).”

L’autore sostiene che non c’è stato alcun cambio sostanziale nell’osservanza e che gli appellanti si sono semplicemente ribellati contro il carisma e il Fondatore. Purtroppo l’autore sa che questo non è vero. I punti elencati in precedenza che riguardano il governo arbitrario e autocratico, un’osservanza della povertà che era in molti casi solo apparente, e cambi marcati nello spirito dell’Istituto in concomitanza con l’adozione dell’ideologia tradizionalista, indicano a sufficienza dove risiedono le differenze con il carisma originario.

Di seguito vi è anche un altro tipico problema all’interno dell’Istituto che ha condotto all’appello in primo luogo. Infatti, le preoccupazioni riguardo i precedenti superiori, le loro politiche, e i cambi che esse hanno introdotto all’osservanza, senza l’approvazione né del Capitolo Generale né della Santa Sede erano state completamente non considerate. I precedenti superiori interpretavano queste preoccupazioni, anche quando espresse da frati anziani, come senza fondamento o come una trama modernista, liberale o lassista contro il Fondatore o contro il bene della vita religiosa.

Non a caso, quello per cui gli appellanti hanno protestato sono gli aspetti della nostra vita che sono stati introdotti “Motu Proprio” dal Fondatore e dai suoi confidenti, e non stati autorizzati dalla legislazione approvata del nostro Istituto.

La questione non è riguardo la Traccia, le Costituzioni, o il Direttorio, ovvero la nostra legislazione approvata dalla Chiesa. La questione è riguardo il regolamento arbitrario di un piccolo gruppo di frati che abusavano della loro autorità e che, per proteggerla, hanno usato ogni tattica Machiavellica. E continuano a farlo.

Tutto questo manifesta una visione della Chiesa che non è coerente con una “ermeneutica della continuità”, perché la continuità richiede una integrazione armonica nella vita della Chiesa. Infatti, l’autore di “Stato dei FFI” fa della piena comunione ecclesiale il problema non la soluzione.

Allo stesso tempo, i legittimi superiori ecclesiastici sono dipinti come i cattivi. Questo è particolarmente ironico dato che la nostra formazione al Voto Mariano inculca in noi una forma radicale di obbedienza religiosa. Come una tale obbedienza può esistere se prima non significa una radicale obbedienza alla Chiesa?
A conclusione, la “visione” della Chiesa offerta dall’autore di “Stato dei FFI” non è Cattolica, o anche, “universale”, ma una visione impantanata nel dissenso. E’ più vicina a quella offerta dalla FSSPX piuttosto che ad una visione che possa essere collocata entro i confini della continuità. Non è la visione della Chiesa ma la promozione di una setta.

A questo riguardo, il magistero legittimo è la soluzione non il problema, perché la nostra vocazione come Francescani è di ricostruire la Chiesa non di farla a pezzi.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: