La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LA VERA MISERICORDIA? NON DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI

divorzio

Questo commento riguarda solo i divorziati risposati. Sono esclusi quindi coloro che hanno subito il divorzio per gravi motivi, magari con violenza e umiliazioni, non hanno aderito a nuove unioni e adempiono ai propri doveri familiari, per i quali non ci sono ostacoli a ricevere i sacramenti (cfr. Direttorio Pastorale Familiare, nn. 210-211).

MATRIMONIO INDISSOLUBILE – NIENTE DIVORZIO

A) “Si avvicinarono alcuni farisei per mettere Gesù alla prova e gli chiesero: “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”. Ed egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà sua padre e sua moglie e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?”. Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”. Gli obiettarono: “Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?”. Rispose loro Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio” (Mt 19, 3-9).
—–> Il testo greco è stato tradotto male con l’espressione “se non in caso di concubinato”, che insinua l’idea sbagliata che in caso di infedeltà sarebbe lecito ripudiare la moglie o il marito. La Bibbia di Gerusalemme infatti traduce: “chiunque ripudia la propria moglie, SE NON IN CASO DI UNIONE ILLEGITTIMA, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt 19,9 CEI 2008). Il Vangelo di Matteo, scritto per gli ebrei, risponde ad una problematica rabbinica. Di queste decisioni locali se ne trova traccia anche nel Concilio di Gerusalemme (At 15,23-29). Qui il greco “porneia” non traduce fornicazione, cioè l’adulterio (come pensano, sbagliando i protestanti e gli ortodossi) altrimenti doveva esserci il termine greco “moicheia”. Qui il greco “porneia” nel contesto delle problematiche rabbiniche, traduce la parola ebraica “ZENUT” riguardante qualsiasi unione incestuosa, proibita dalla Legge (Lv 18): Si tratta di unioni tra fratello e sorella, tra consanguinei, che dovevano essere subito rotte, perché fuori legge, false unioni, invalide ed inesistenti. Gesù dice, allora, “Tranne questi falsi e inesistenti legami (zenut-porneia), il divorzio non è mai lecito. La conferma viene da altri passi biblici (Lc 16,18; Mc 10,11) chiari, espliciti, senza bisogno di nessuna interpretazione. 1 Cor 7, 10-11: “La moglie non si separi dal marito. E se è separata rimanga senza maritarsi o si riconcilii col marito. E l’uomo non ripudi la moglie”. 1 Cor 6, 9-10: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né ADULTERI, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”. Le opere della carne (tra cui l’adulterio) escludono dal Regno di Dio (Gal 5, 18-23).

B) CONCRETEZZA E STORICITÀ DELLA FEDE.
La fede cattolica va vissuta e tradotta in pratica nella vita quotidiana. “Tanto metto in pratica, tanto credo!”. Gesù rimprovera i Farisei perché “dicono e non fanno”, oppure perché “fanno il contrario di quello che dicono”. La fede vera consiste nell’incarnare tutte le verità della fede, in tutta la nostra vita, in tutto il nostro tempo, in tutte le nostre scelte, in tutte le nostre decisioni, in tutti i nostri comportamenti, sempre e dovunque, senza “ma” e senza “se”! Non bisogna farsi ipnotizzare dalla falsa cultura pagana e secolarizzata, laicista e anticristiana. Nel caso che stiamo analizzando: Se non scegli il matrimonio sacramento tra un uomo e una donna, se non lo vivi nella fedeltà e nell’indissolubilità, non è vero che hai fede! Il Rinnovamento della catechesi pone tra le finalità della catechesi la MENTALITÀ DI FEDE (cfr. Cap. III, n.38): pensare come Gesù, parlare come Gesù, comportarsi come Gesù, scegliere come Gesù, obbedire ai comandamenti di Dio come Gesù. È necessario ragionare secondo la fede, scegliere secondo la fede, comportarsi in modo coerente con la fede, soprattutto quando è difficile e quando siamo messi a dura prova. LA PROVA DELLA FEDE. Ogni credente sarà MESSO ALLA PROVA proprio per verificare la sua fermezza nella fede. Ognuno secondo il suo stato: il prete come prete, il religioso come religioso. Chi si sposa verrà messo alla prova sulla fedeltà, sull’unità, sulla fecondità, sull’indissolubilità, ecc. Se manca la FORMAZIONE DI BASE, CONVINZIONI PROFONDE E MOTIVATE, se manca L’EDUCAZIONE E LA DISCIPLINA CATTOLICA, alla prima prova o tentazione si cade rovinosamente e si danneggia la propria vita e la vita degli altri.

C) CATECHISMO CHIESA CATTOLICA.
“Il matrimonio sacramento tra un uomo e una donna è la loro unione per tutta la vita, ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione” (C.C.C., n. 1601) (C.C.C., n. 1603). “L’unione coniugale è minacciata da discordia, infedeltà, conflitti /…/ questo disordine non deriva dalla natura dell’uomo, ma dal peccato. /…/ Per guarire le ferite del peccato l’uomo e la donna hanno bisogno della grazia di Dio, nella sua infinita misericordia” (C.C.C., nn. 1606-1607) (C.C.C., n. 1610). “L’UNIONE MATRIMONIALE DELL’UOMO CON LA DONNA È INDISSOLUBILE: “Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,6)” (C.C.C., n. 1614). “Gesù stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del Regno di Dio” (C.C.C., n. 1615). “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola” (Ef 5,31-32)” (C.C.C., n. 1616). (N.d.R. = L’uomo si unirà ad una sola donna, non a due o tre contemporaneamente!! E neppure a due o tre successive e consecutive! Inoltre è detto i due (e SOLO QUEI DUE) formeranno una carne sola: una volta costituita una carne sola, QUESTA UNICA CARNE, non può più essere separata, lacerata, ripresa, scissa; non può più essere spezzata a metà per essere appiccicata ad un’altra metà carne proveniente da altra rottura!!! = N.d.R.). “Il matrimonio concluso e consumato tra battezzati NON PUÒ MAI ESSERE SCIOLTO. Il vincolo matrimoniale è una realtà ormai irrevocabile” (C.C.C., n. 1640; n. 1643-1648; n. 1664).).
—-> SOLO LA COABITAZIONE, PER MOTIVI GRAVI, PUÒ VENIRE SOSPESA, MAI IL MATRIMONIO.“Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della loro coabitazione. I coniugi però non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio; NON SONO LIBERI DI CONTRARRE UNA NUOVA UNIONE. In questa difficile situazione, la soluzione migliore sarebbe, se possibile, LA RICONCILIAZIONE. La comunità cristiana è chiamata ad aiutare queste persone a vivere cristianamente la loro situazione, nella fedeltà al vincolo del loro matrimonio che resta indissolubile (cfr. Codice Diritto Canonico, nn. 1151-1155)” (C.C.C., n. 1649). “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo («Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i DIVORZIATI SI SONO RISPOSATI CIVILMENTE, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio. perciò essi NON POSSONO ACCEDERE ALLA COMUNIONE EUCARISTICA, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo NON POSSONO ESERCITARE CERTE RESPONSABILITÀ ECCLESIALI. La riconciliazione mediante il sacramento della penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza” (C.C.C., n. 1650). “Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità DEVONO DARE PROVA DI UNA ATTENTA SOLLECITUDINE affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati: «Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il Sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio” (C.C.C., n. 1651). “IL NUOVO MATRIMONIO DEI DIVORZIATI, MENTRE È ANCORA VIVO IL CONIUGE LEGITTIMO, contravviene al disegno e alla legge di dio insegnati da Cristo. Costoro non sono separati dalla Chiesa, ma NON POSSONO ACCEDERE ALLA COMUNIONE EUCARISTICA. Vivranno la loro vita cristiana particolarmente educando i loro figli nella fede” (C.C.C., n. 1665).

D) La stessa identica e precisa posizione è ribadita nel DIRETTORIO DI PASTORALE FAMILIARE (Cap. VII, Situazioni particolari, Divorziati risposati, nn. 213-220) come a dire la pastorale o la misericordia non sono la scorciatoia per calpestare e distruggere la dottrina e i sacramenti: la carità va fatta nella Verità, non contro la Verità (idem, n. 192). S. Giovanni Crisostomo diceva che separare marito e moglie è come prendere una SPADA e tagliare in due pezzi in u singolo essere umano! Per coloro che si appellano alla Tradizione è la stessa identica posizione del CATECHISMO SAN PIO X (Parte IV, Cap. IX, nn.830-854). Questa è la dottrina e la pastorale della Chiesa di sempre e da sempre. La pastorale o la misericordia, aiuta le persone, si fa loro vicina, li sostiene nelle loro difficoltà, si fa buon samaritano, ma mai la pastorale o la misericordia possono stracciare la vera dottrina, mettersi contro la Parola di Dio, annullare l’insegnamento della Bibbia, della Tradizione e del Magistero ininterrotto, mai possono tradire la Verità, mai possono mettersi contro i comandamenti di Dio.

E) Non possiamo portare la mentalità di Marco Pannella nella Chiesa. La mentalità di Pannella è questa: “C’è la droga? Legalizziamo la droga!”. “C’è l’aborto? Legalizziamo l’aborto!”. “C’è il divorzio? Legalizziamo il divorzio!”. “Ci sono i divorziati risposati? Legalizziamoli”. Dare la comunione ai divorziati risposati, cedendo alla “mentalità Pannella”, significa legalizzare quattro abomini: 1) Si legalizza, nella Chiesa, il divorzio. 2) Si legalizza, nella Chiesa, l’adulterio. 3) Si cancella il peccato. 4) Si legalizzano, nella Chiesa, nuove false nozze contro e fuori l’unico matrimonio sacramento che, di fatto, viene relativizzato, colpito e ridotto ad un semplice accordo umano che oggi c’è e domani non c’è.

F) Dunque LA VERA MISERICORDIA È NON DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI. Vediamo perché. San Paolo afferma: “Chi mangia e beve indegnamente il Corpo e il Sangue di Cristo, è reo del Corpo e Sangue /…/ mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,27-30). Dare la comunione a dei divorziati risposati, significa dare la comunione a due persone che vivono in adulterio, quindi in peccato gravissimo. Dare la comunione a due persone in peccato mortale significa giustificare, legalizzare e confermarli nel loro stato di peccato mortale. Perdurando questa condizione come potranno mai salvarsi? Siamo noi che, di fatto, in questo modo li condanniamo alla dannazione eterna! Mantenere e giustificare due persone nel peccato mortale, far loro commettere sacrilegio in nome di una falsa misericordia significa fare un USO DIABOLICO DELLA MISERICORDIA, così come il diavolo, nelle famose tentazioni nel deserto (Lc 4,1-12), di fatto, in quella occasione, fa un uso diabolico delle citazioni bibliche, della Parola di Dio, per tentare di mettere Gesù contro la volontà del Padre.

G) Segnaliamo due libri su questo argomento:
1) Card. Müller: «LA SPERANZA DELLA FAMIGLIA» (Edizioni Ares, 80 pagine, euro 9.50). «IL MATRIMONIO SACRAMENTALE, SE VALIDO, È INDISSOLUBILE»
2) Cinque cardinali, tre accademici e un arcivescovo (il gesuita curiale Cyril Vasil): «PERMANERE NELLA VERITÀ DI CRISTO. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica» (uscirà il primo ottobre in Italia – Edizioni Cantagalli). «LA MISERICORDIA NON È DISPENSA DAI COMANDAMENTI». (Prefetto Congregazione Dottrina della Fede, Gerhard Ludwig Müller, insieme a Carlo Caffarra, Raymond Leo Burke, Walter Brandmüller, Velasio De Paolis).

A PROPOSITO DELLA LETTERA DI DON CIRIACO VOZELLA

catene

PREMESSA

Innanzitutto la lettera è datata due anni prima del Commissariamento. In tempi non sospetti. Forse un ultimo avvertimento (non sappiamo, per ora, di altri tentativi simili). Forse un ultimo tentativo di far riflettere chi non ascolta nessuno, un ultimo invito a ravvedersi prima che tutto l’ordine dovesse subire una grande purificazione. Tutto è stato inutile. Tutto è stato, come al solito, squalificato e rimasto inascoltato. Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Inoltre il sacerdote ha ribadito più volte che lui era MOLTO VICINO ai Frati Francescani dell’Immacolata, a cui ha portato anche alcune vocazioni. Non solo ma si è anche adoperato a Roma, tramite raccomandazioni, per far ottenere il riconoscimento pontificio all’Istituto. Quindi don Ciriaco era una persona che credeva e lavorava per l’Istituto. Se era una fonte attendibile prima, non si capisce perché non dovrebbe esserlo ora quando ha scoperto che Manelli è un falsario del vangelo.

PUNTI ESSENZIALI

Riflettiamo su alcuni punti particolarmente significativi della lettera.

1) “Prima ero molto vicino ai Frati Francescani dell’Immacolata, poi me ne sono allontanato,/…/ perché ho sempre creduto nell’intero Vangelo”. /…/ “Dopo il riconoscimento pontificio mi sono presto allontanato dalla comunità di Frigento, perché NON ACCETTAVO /…/ IL MODO COME SI PORTAVA AVANTI LA FORMAZIONE DI QUEI GIOVANI E DI QUELLE RAGAZZE /…/ Manelli ha guidato la comunità in maniera rigida, con regole che sono in contrasto, a parer mio, con il Vangelo”.

—-> È evidente che don Ciriaco, con delicatezza, indica che si è allontanato dall’Istituto dei frati manelliani, PERCHÉ i manelliani SI SONO ALLONTANATI DAL VANGELO INTERO E COMPLETO, hanno cioè “tagliato e cucito” una loro realtà diversa e distante dal vero Vangelo. Quante volte nei nostri interventi abbiamo denunciato il FARISEISMO (noi solo siamo veri frati e cattolici, con il disprezzo degli altri), “L’AUTOREFERENZIALITÀ, la DIVINIZZAZIONE DEL FONDATORE considerato superiore al magistero se non addirittura ai testi biblici” (Tarquinia – messaggio di P. Volpi 31- 8-2013); il CULTO DELLA PERSONALITÀ di Manelli (“non si muove foglia che Manelli non voglia”); l’OBBEDIENZA ESASPERATA, OSSESSIVA, anche in minuzie inutili; il falso carismatismo da santone, da PASTORE-IDOLO (Zc 11, 7-17); il CONTROLLO ASSOLUTO, PUNTIGLIOSO, SCRUPOLOSO E PUERILE che difficilmente non induce anche problemi psichici. Il tipo di obbedienza squilibrata e fanatica, non può non inclinare nei religiosi uno stato mentale almeno di seria distonia. Senza l’eliminazione di tutti i punti negativi non negoziabili, da noi sempre indicati, a poco servono anche gli aspetti positivi dell’Istituto, perché i punti positivi sono utilizzati come sgabello e per nascondere – come un paravento – i punti negativi.
Il nostro lavoro ha il solo scopo di offrire una radiografia della struttura mentale settaria in cui sono ALLEVATI e ALLENATI, realmente, i ragazzi che entrano in quell’Istituto.

2) Preziosa e ripetuta, nella lettera del sacerdote, è l’indicazione della DEVIAZIONE PRINCIPALE DELL’ISTITUTO:

a) “Alcuni, nella Chiesa, si sono “appropriati” dello Spirito Santo e hanno cominciato a codificare leggi, regole, /…/ imponendo modi e atteggiamenti, non detti da Gesù, ma frutto di loro false interpretazioni” (—– N.d.R. = Alcuni si auto-proclamano come ispirati dallo Spirito Santo e con questa menzogna impongono scelte e comportamenti falsi = N.d.R.).
b) “Alcuni superiori o fondatori di istituti di ieri e di oggi, hanno sbagliato obbligando alcuni cristiani, divenuti loro seguaci, a SEGUIRE PIÙ QUELLE “LORO” REGOLE, ANZICHÉ IL VANGELO. Niente da dire sulle regole di S. Benedetto, S. Francesco e la Beata Madre Teresa, ecc..”. (—–N.d.R. = Quando si seguono le proprie regole, più del Vangelo, si realizza, di fatto, un settarismo, un pauroso allontanamento dal Vangelo = N.d.R.). “TANTI RELIGIOSI, pur di seguire le regole del fondatore, SI SONO DIMENTICATI DEL VANGELO!” /…/ Il Superiore si crede un “PADRETERNO” in nome del voto dell’obbedienza alla “SUA” PERSONA; e chi vuole obbedire a Gesù, è costretto ad andar via per vivere meglio alla luce del Vangelo” (—–N.d.R. = Il problema non è il voto mariano o il voto di obbedienza, ovviamente. Il problema è che il voto mariano di consacrazione illimitata è alla Madonna, NON DEVE ESSERE TRASFORMATO ABUSIVAMENTE IN UN’OBBEDIENZA ASSURDA E ILLIMITATA A MANELLI!!! = N.d.R.).
c) “La mania di fondare nuovi istituti, SECONDO IL “PROPRIO SPIRITO” e non secondo lo spirito santo e le direttive della Chiesa, /…/ porta alcuni sacerdoti ad imporre abiti e norme che ALTERANO LE REGOLE E I CONSIGLI INDICATI DA GESÙ E SCRITTI DAGLI EVANGELISTI, nei libri ispirati nella bibbia e approvati dalla chiesa” (N.d.R. = Qui viene descritta la MANCANZA DI ECCLESIALITÀ che, sin dall’inizio è stata indicata come il principale motivo del commissariamento = N.d.R.)

—-> Quante volte nei nostri interventi abbiamo denunciato l’abuso di Manelli di voler essere – contro il diritto canonico – anche il superiore dell’Istituto delle suore. Quante volte abbiamo denunciato il nepotismo di quell’Istituto, l’uso delle minacce e del terrorismo psicologico, l’atmosfera di forte soggezione con la conseguente polverizzazione della personalità; la manipolazione dell’obbedienza per ordinare anche cose contro i dieci comandamenti. Quante volte abbiamo denunciato la fabbrica sistematica della diffamazione, del fango e della demonizzazione di coloro che rivolgono critiche all’Istituto, e la cultura del nemico dei manelliani, insieme all’esclusione totale di coloro che escono dall’Istituto. C’è una grave e paurosa manipolazione del carisma francescano e anche, purtroppo, della Madonna, usati entrambi come sgabello e zerbinetti per i proprio interessi di cassetta personali, per la propria divinizzazione e culto della personalità. L’identikit delineato fotografa molto bene un grottesco “ISTITUTO AD PERSONAM” (così come esistono i partiti ad personam”), tagliato e cucito non certo sul carisma , ma sulla persona umana del fondatore, in cui al primo posto non sono le regole del vero Vangelo, ma le regole imposte da Manelli e fatte rispettare con metodi da regime.

d) “L’Istituto segue regole non evangeliche ma che forse fanno parte dei COMPORTAMENTI PROPRI DEGLI SCRIBI E DEI FARISEI (Mt 23,1-5) /…/ Tante norme, TANTE SOTTIGLIEZZE, TANTI CAVILLI, TANTI “PESI INSOPPORTABILI E IMPOSTI”, OLTRE ALLE INDICAZIONI DEL VANGELO”.
—-> Sempre con delicatezza, don Ciriaco aveva già fatto notare che uno dei problemi principali dell’Istituto, è il fariseismo con esaltazione delirante dell’Istituto e disprezzo di tutti gli altri. Quante volte abbiamo denunciato che il libro segreto e interno “USI E TRADIZIONI” è proprio fatto di enormi cavilli e pesi. Inoltre le stesse regole hanno bisogno di essere interpretate!

e) “Le regole che Manelli ha dato al “SUO” istituto, e la formazione, che ricevono quelli che sono entrati nella tua comunità, sono troppo restrittive e rigide, sono norme che annullano la persona umana, rendendola SCHIAVA con il voto di obbedienza AL “SUO” MODO DI VIVERE, e non a Cristo e al Vangelo”.

—-> Forte e vera, noi la condividiamo pienamente, è la denuncia di una COMUNITÀ RESA SCHIAVA, strumentalizzando sia il voto di obbedienza ad uso e consumo di Manelli e dei cosiddetti superiori manelliani (frati e suore) sia la Madonna stessa chiamata in causa per imporre con ricatto i capricci e gli arbitri di Manelli. Schiavi del DISPOTISMO DI MANELLI (che compare subito tra i motivi della Visita apostolica), ma anche del DISPOTISMO DI UNA STRUTTURA e dei suoi cosiddetti superiori (frati e suore). Quante volte abbiamo usato l’’espressione “MANICHINI”, “MARIONETTE” di Manelli, “LOBOTOMIZZATI DEL SANTONE DI FRIGENTO”: questi significa, detto in altro modo, la parola SCHIAVI due volte usata da don Ciriaco. Se voi interrogate un manichino egli risponderà: “Noi stiamo bene; il padrone è il migliore padrone e senza di lui noi non viviamo ed esistiamo; il padrone è buono e santo; il padrone ci tratta sempre bene; il padrone è la migliore persona che abbiamo mai incontrato; qualsiasi cosa dice o fa per noi va sempre bene”, ecc.

f) “I due parrocchiani di don Ciriaco, quando vengono per qualche giorno in famiglia, non possono più dormire presso la loro abitazione, con i genitori, ma sono obbligati a raggiungere il vicino convento di Frigento. Essi hanno dovuto troncare ogni rapporto di amicizia con i loro compagni d’infanzia, perché hanno ricevuto una formazione che li porta A VEDERE IL PERICOLO DEL PECCATO IN OGNI GESTO E IN OGNI PERSONA, forse anche nei loro genitori, forse anche nei loro familiari più stretti. Alcuni mi dicono di loro che hanno ricevuto il “LAVAGGIO DEL CERVELLO”. Forse loro non sono più alla scuola del Vangelo; ma sono diventati SCHIAVI all’interno del “SUO” nuovo istituto, che è alimentato non certo da una vita evangelica nel suo insegnamento completo a noi giunto”.

—-> Gravissima questa mutazione genetica fatta subire ai giovani, per cui sono SEPARATI da tutti anche dai legami leciti, per essere SEGREGATI solo alla vita dell’Istituto. Gravissima questa mentalità che impone di vedere PERICOLO DEL PECCATO IN TUTTO E IN TUTTI: nel modo LUTERANO c’è questa ossessione del peccato, non certo nel mondo veramente cattolico. Don Ciriaco usa due volte la parola schiavi per dipingere la vera condizione e situazioni di molta gente dentro quell’Istituto. Non ci si faccia ingannare dal fatto che, intervistati, i frati e le suore di Manelli dicano: “Ma noi siamo liberi”, “Nessuno ci impone nulla”, “Le scelte sono solo nostre”, “I nostri superiori sono bravissimi e sono santi”! COME IN TUTTI I REGIMI NON….. POSSONO PARLARE SE NON PER ESALTARE, INCENSARE E DIVINIZZARE IL ….REGIME.

g) “Avevo deciso di essere anch’io alla celebrazione della Professione Perpetua del mio parrocchiano. /…/ Ma hanno imposto il rito straordinario e ho deciso di non venire perché così ero stato escluso dal condividere la preghiera sacerdotale”. “Ti prego: non dobbiamo più usare il latino in simili celebrazioni”. Almeno in quelle con vasta partecipazione popolare.

—-> Effettivamente la saggezza e l’opportunità pastorale richiede che le professioni semplici o perpetue, dove c’è una partecipazione popolare di persone che non accedono regolarmente al rito tridentino, non vengano fatte nel RITO STRAORDINARIO, per NON TRASFORMARLO, contro il Motu Proprio stesso, in RITO …ORDINARIO e per evitare che tanta gente del popolino o anche sacerdoti che non celebrano il V.O., siano messi in condizione di scarsa partecipazione alla Messa o almeno in condizione di grave disagio.

CONCLUSIONE

—-> Volete avere il vero carisma francescano-mariano? Volete avere la vera Tradizione? Volete riprendere la vera spiritualità kolbiana? Dovete separarvi e staccarvi nettamente da Manelli e dalla mentalità settaria che vi ha inculcato. Dovete scaricare Manelli. Dovere tagliare i ponti con Manelli. Dovete distruggere l’abnorme e delirante idolatria che è legata a questo oscuro personaggio. Se volete S. Francesco dovete togliere il guru, il santone, dovete togliere “frate indovino”!

Don Ciriaco Vozella scrive a padre Manelli

donciriaco.incipit

Prima di farvi leggere il contenuto di questa lunga lettera, per non destare malumori e critiche, vi dico che sono stato spinto dall’amore verso l’intero Vangelo, a me presentato durante la formazione, e che ora sto cercando di insegnare con la mia testimonianza di vita e con la mia predicazione, nella corretta interpretazione, indicata dallo spirito del Concilio Vaticano II. Andando avanti nella lettura, dovrete rifarvi alla storia della Chiesa, nella quale ci sono sempre stati buoni e cattivi, sia tra i semplici fedeli e sia nella gerarchia. Non tutti hanno manifestato, con le loro azioni, il bene e i buoni comportamenti che Gesù ci ha lasciato con il suo insegnamento e il suo esempio. Gesù ci ha detto che dobbiamo continuamente promuovere la gloria di Dio in ogni nostro comportamento, dobbiamo sempre amare il nostro prossimo per il suo bene, rispettando la sua libertà. Vi dico ancora di leggere quelle parole evidenziate in neretto e scritte a pagina 2, perché non vi scandalizziate di fronte a questa lettera, scritta, lo ripeto, per amore.

Carissimo confratello nel Sacerdozio,

sono il Parroco di San Michele Arcangelo in Sant’Angelo all’Esca, della stessa Comunità Parrocchiale di Caporale Antonio, entrato a far parte della famiglia dei “Frati Francescani dell’Immacolata”, con il nuovo nome da lui scelto o indicato dal suo Maestro di noviziato “Fra Gerardo Maria Caporale”.

Sull’invito e alla comunicazione della famiglia Caporale, avevo deciso di essere anch’io alla celebrazione della Professione Perpetua del mio parrocchiano; avevo pensato di partire dopo la celebrazione della Santa Messa delle undici.

Dopo di aver letto la Comunicazione – Invito, ho deciso di non venire lì a pregare, perché ero stato escluso dal condividere la preghiera sacerdotale, nel contesto della Santa Messa, che dopo il Concilio Vaticano II, ci affraterna interamente e ci invita a chiedere al Signore Gesù grazie e benedizioni con quelle sue parole, riportate nel Vangelo di Giovanni: <Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto> (Gv 15,7).

Caro confratello, ti invito a leggere tutto il capitolo quindicesimo di Giovanni: sono esortazioni che Gesù ha pronunciato nel Cenacolo mentre stava per istituire i Sacramenti dell’Ordine e dell’Eucaristia. Poi ti suggerisco ancora la lettura del brano di Luca, capitolo 11, 1-13.

Ancora sull’insegnamento della preghiera, Gesù ci ha indicato come essa dovrà esser fatta, e Matteo l’ha tramandato nel capitolo 18, 19-20: <In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono  io in mezzo a loro>.

Gesù, quindi, ci ha insegnato a pregare uniti soprattutto nella Santa Messa, nella concelebrazione, che il Concilio Vaticano II ci ha donato attraverso l’azione dello Spirito Santo.

Carissimo  P. Stefano, ti faccio una confidenza: prima ero molto vicino ai Frati Francescani dell’Immacolata; poi me ne sono allontanato, perché io ho sempre creduto nell’intero Vangelo, predicato da Gesù e codificato dagli Evangelisti. Il Vangelo è per tutti, Sacerdoti e fedeli; e lo Spirito Santo è stato donato a tutti, perché quello che Gesù ha detto e ha rivelato è comando e indicazione per le scelte di vita, è pista da seguire per compiere anche noi le stesse azioni del Maestro divino, l’unico Maestro nel cammino verso la vita eterna. Ad alcuni Gesù chiede di più, lasciandoli, però, completamente liberi.

Gesù ci ha indicato che il Padre vuole che ognuno metta al proprio posto Dio e che ognuno ami prima Dio e poi il prossimo e ogni fratello. L’amore deve essere più grande verso Dio; e, poi, con Dio dobbiamo amare i fratelli nella loro libertà.

Ho sempre pensato e detto che nessuno deve chiedere al proprio fratello di più di quello che Gesù ha chiesto ai suoi Apostoli e ai Discepoli.

Purtroppo nella Chiesa esiste l’eterno problema che io non posso condividere, perché lo ritengo falso. Difatti, da quando alcuni suoi membri si sono “appropriati” dello Spirito Santo e hanno cominciato a codificare leggi, regole, per aggregare più persone, imponendo modi e atteggiamenti, non detti da Gesù, e quindi non ispirati dallo Spirito Santo, ma sono frutto solo di una falsa interpretazione di alcune parti del Vangelo, io provo tanta tristezza e prego perché tale atteggiamento venga rimosso da tanti cuori e da tanti intelletti di “deboli cristiani”.

Dall’inizio della mia formazione fino ad oggi, ho sempre pensato che alcuni Superiori o Fondatori di Istituti di ieri e di oggi, hanno sbagliato obbligando alcuni cristiani, divenuti loro seguaci, a seguire più quelle “loro” regole, anziché il Vangelo. Niente da dire sulle regole di S. Benedetto, S. Francesco e la Beata Madre Teresa, ecc..

E tanti religiosi, pur di seguire le regole del fondatore, si sono dimenticati del Vangelo! Per questo motivo io amo più la vita sacerdotale diocesana e non quella sacerdotale regolare. L’autorità diocesana, cioè quella del Vescovo, è più autentica perché deve seguire la tradizione apostolica, cioè le indicazioni del Papa. Se poi qualche Vescovo cambia atteggiamento e impone indicazioni in contrasto con il Vangelo, bisogna solo avere pazienza, perché prima o dopo, lo Spirito Santo metterà tutto in ordine, secondo il Vangelo, ed eventuale Sacerdote avrà meriti davanti a Dio per quel tempo di sofferenza.

E’ più facile che sbagli il Superiore di un Istituto anziché il Vescovo, perché il Vescovo sa di aver il Papa che lo chiama ogni cinque anni e quindi non può agire in contrasto con il successore di San Pietro, nel suo piano pastorale e nell’interpretazione del Vangelo. Invece il Superiore si crede un “padreterno” in nome del voto dell’obbedienza alla “sua” persona; e chi vuole obbedire a Gesù, è costretto ad andar via per vivere meglio alla luce del Vangelo.

Un Superiore che invita me Sacerdote, che sono sullo stesso piano nel Popolo di Dio, cioè un operaio come lui nella Chiesa (egli guida una comunità denominata “Frati Francescani dell’Immacolata”, io una comunità denominata “Parrocchia San Michele Arcangelo”), non può estendere il suo invito a partecipare a una funzione di adesione di alcuni fraticelli, con una precisazione e un’aggiunta non riportata nell’invito fatto ai comuni fedeli, con queste parole: << (I fraticelli) sono lieti nell’invitarvi ad unirvi con loro a innalzare lodi, a benedire e a magnificare il Signore per il grande dono della loro “Professione Perpetua del Voto Mariano della consacrazione illimitata all’Immacolata e a dei consigli evangelici di Obbedienza, Povertà, Castità, che emetteranno nelle mani del Rev.mo P. Stefano Maria Manelli, Ministro Generale F.F.I, Domenica 28 agosto 2011, alle ore 17,00, presso la chiesa di San Francesco”. (Riporto la seguente precisazione aggiunta solo per noi Sacerdoti e per i Religiosi): “La Santa Messa sarà celebrata in rito romano antico, dunque non sarà possibile la concelebrazione. I Signori Sacerdoti e i Religiosi che volessero assistere in coro, sono pregati di presentarsi in Sacrestia almeno 30 minuti prima della celebrazione, provvisti di talare, cotta e stola bianca o del proprio abito corale”>>.

Carissimo P. Stefano, in questa mia lettera, ho detto più sopra che io prima ero molto vicino ai Frati Francescani dell’Immacolata, cioè al tuo Istituto, perché so dall’inizio del vostro cammino e delle difficoltà, avute con l’allora Vescovo di Avellino, Mons. Gerardo Pierro. So anche delle iniziative della raccolta firme fatte, in quel tempo, in tanti paesi.

Io ebbi pazienza con Mons. Pierro nel mio ministero e, dopo piccole sofferenze, sono rimasto a vivere il mio ministero in cui mi aveva voluto Mons. Pasquale Venezia, di venerata memoria. Tu, caro Superiore, non avesti pazienza e andasti avanti, rivolgendoti a un altro Vescovo, per portare in porto il tuo programma.

Caro P. Stefano, non ci siamo più visti da quando hai cercato aiuto assieme agli altri, per avere l’approvazione pontificia sulla tua fondazione, dopo quel riconoscimento diocesano di Benevento.

In quei giorni di frenetico impegno, per arrivare fino a Roma e ottenere la visita apostolica di un visitatore del Papa, io, invitato dalla contessa margherita e da due signore di Frigento e di Sturno, sono stato due volte a Roma: nella prima siamo andati dal Cardinale Caprio, di venerata memoria, passato alla vita eterna a ottobre del 2005, perché intercedesse di persona, presso il Santo Padre, secondo le tue intenzioni. Il Cardinale ci indirizzò a preparare una lettera da consegnare nelle mani del Sommo Pontefice, durante l’Udienza Generale, cosa che abbiamo fatto in un secondo viaggio, il mercoledì seguente.

Dopo pochi giorni da quella nostra iniziativa, dalle signore, che avevo accompagnato, ho saputo della visita apostolica e dell’Approvazione Pontificia.

In quel tempo, dopo tale riconoscimento, mi sono presto allontanato dalla Comunità di Frigento, perché non accettavo la liturgia che in essa era promossa e anche per il modo come si portava avanti la formazione di quei giovani e di quelle ragazze, che entravano nel nuovo Istituto. Sono soltanto entrato nel Santuario del Buon Consiglio per accompagnare i miei fratelli a lodare e invocare la Vergine Madre, che lì si venera dal 1920. Quindi mi sono allontanato, caro Padre, perché tu hai cominciato a guidare la tua Comunità in maniera rigida, con regole che sono in contrasto, a parer mio, con il Vangelo, ricordate più sopra con indicazioni, che non sono conformi allo spirito del Concilio Vaticano II, ugualmente menzionate precedentemente.

Voglio ancora dire, caro confratello, che avevo già saputo che il giovane Caporale Antonio della mia Parrocchia aveva cominciato la sua formazione per essere un religioso, come cooperatore laico, per essere utile in qualche attività della Comunità o della Chiesa universale. So anche che alcune attività, e non solo il ministero sacerdotale, sono necessarie all’interno dell’Istituto. Tante altre attività, però, possono essere complementari al ministero: si possono svolgere insieme l’uno e le altre! Perché, quindi non è stato avviato o non gli sarà stata consigliata la strada da intraprendere anche verso il Sacerdozio? Oggi, la Chiesa Cattolica ha estremo bisogno di Sacerdoti secondo la chiamata di Gesù. Di laici impegnati ve ne sono già tanti in virtù della loro consacrazione battesimale. Si può ancora consigliarlo ed esortarlo a riprendere i suoi studi per divenire Sacerdote, come te stesso e come me, sempre dediti alla gloria di Dio e al servizio della Chiesa.

In Parrocchia, nella passata domenica, di quel 28 agosto, durante la celebrazione della Santa Messa, abbiamo pregato per tre volte, secondo questa intenzione: <<Preghiamo, in questa giornata, per il nostro giovane Antonio Caporale, oggi Fra Gerardo Maria, perché possa accogliere la chiamata al Sacerdozio, ministero tanto necessario nel Popolo di Dio…>>

Aggiungo, poi, caro confratello nel Sacerdozio, l’indicazione del Santo Padre, Benedetto XVI, la nostra guida nella cordata della Tradizione Apostolica, l’autentico successore di San Pietro, dopo aver sentito la testimonianza dei miei Parrocchiani, presenti al Sacro Rito. Mi dicevano che la celebrazione della Santa Messa si è svolta in latino e non nella lingua della maggioranza dei presenti, così come dice il Concilio Vaticano II. In latino, in verità, sempre secondo le nuove indicazioni, può esser celebrata soltanto la Messa internazionale; oppure se c’è il Sacerdote, che accetta di celebrare secondo la richiesta di almeno una trentina di fedeli.

La celebrazione da te annunciata è stata officiata da un tuo collaboratore, e tutto si è svolto secondo il programma indicato nella “lettera-invito” e anche dai foglietti preparati per accompagnare lo svolgimento della stessa celebrazione. Quindi, in programma e in partenza, la Messa non sarebbe stata celebrata con i canoni della Chiesa Cattolica Universale, codificati dal Concilio Vaticano II, ma in modo straordinario e non secondo le indicazioni del “Motu Proprio Data” Summorum Pontificum sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970.

Caro Confratello, la mania di fondare nuovi Istituti, con indicazioni, secondo il “proprio spirito” e non secondo lo Spirito Santo e le direttive della Chiesa, che è guidata dal Santo Padre che è in Roma, porta alcuni Sacerdoti ad aggregare intorno a se dei fedeli con l’imposizione di un determinato abito e con delle norme che alterano le regole e i consigli indicati da Gesù e scritti dagli Evangelisti, nei libri ispirati nella Bibbia e approvati dalla Chiesa.

Purtroppo anche nella nostra Forania c’è, proveniente dal vostro Istituto, don Diodato che prega e lavora per fondare un nuovo Istituto in concorrenza con quello di Frigento. Sembra che egli non compia bene il suo ministero parrocchiale; infatti la gente non è contenta e tanti si rivolgono pregando spesso sia il Signore e sia il Vescovo di Avellino, perché il loro parroco si innamori di più di tutta la popolazione, dal più piccolo al più grande. Pregano anche perché abbia buona salute per potersi dedicare in maniera continuativa per il bene di tutta la popolazione. A Taurasi, purtroppo, tanti funerali e matrimoni vengono celebrati da un altro Sacerdote. Non è un mio appello isolato che rivolgo verso un mio confratello, ma è anche il desiderio e l’appello del nostro Vescovo e di altri sacerdoti dell’intera Forania.

Diversi della parrocchia di Taurasi sono costretti a girare per le chiese di altri paesi nella festa domenicale.

Preghiamo insieme, perché lo Spirito Santo possa guidare tutto il Popolo di Dio, Sacerdoti e Fedeli, secondo l’insegnamento di Gesù e secondo il ministero del Santo Padre, scelto dallo Spirito Santo, sulla Cattedra di San Pietro, e secondo le direttive dei nostri vescovi che si alternano nella vita della nostra Diocesi.

Carissimo confratello nel sacerdozio, io sto guidando la mia comunità parrocchiale, come dicevo prima, con la predicazione del Vangelo e con i Sacramenti. Tu, invece sei stato chiamato a vivere la vita consacrata dalla sequela di San Francesco, nella Comunità dei Francescani Conventuali. Però, dopo un periodo di sperimentazione di vita secondo il carisma di San Massimiliano Kolbe, ti sei distaccato dalla tua Comunità di origine, con alcuni tuoi seguaci, per fondare una nuova Comunità, alla quale avrai dato regole non scaturite dalla scuola di Gesù, che noi leggiamo nel Vangelo, preso integralmente; ma esse, forse, fanno parte di quei comportamenti propri degli Scribi e dei Farisei, che nostro Signore ha bollato e ha definito “pesanti”; difatti leggiamo: <<Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi Discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli Scribi e i Farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange”>> (Mt 23,1-5)

Caro P. Manelli, le regole, che hai dato al “tuo” Istituto, e la formazione, che ricevono quelli che sono entrati nella tua Comunità, sono troppo restrittive e rigide, sono norme che annullano la persona umana, rendendola schiava con il voto di obbedienza al “tuo” modo di vivere, e non a Cristo, che è venuto a renderci liberi e non ci ha chiamato servi ma amici.

I miei due parrocchiani, Antonio e Teresa Caporale, quando vengono per qualche giorno in Famiglia, non possono più dormire presso la loro abitazione, con i genitori, ma sono obbligati a raggiungere il vicino convento di Frigento.

Antonio e Teresa Caporale hanno dovuto troncare ogni rapporto di amicizia con i loro compagni d’infanzia, perché hanno ricevuto una formazione che li porta a vedere il pericolo del peccato in ogni gesto e in ogni persona, forse anche nei loro genitori, forse anche nei loro familiari più stretti. Alcuni mi dicono di loro che hanno ricevuto il “lavaggio del cervello”. Forse loro (il forse l’ha usato anche Gesù!) non sono più, mi dispiace dirlo, alla scuola del Vangelo; ma sono diventati schiavi all’interno del “tuo” nuovo Istituto, che è alimentato non certo da una vita evangelica nel suo insegnamento completo a noi giunto, e nemmeno dalla nuova interpretazione che la Chiesa si è data con l’azione dello Spirito Santo, che soffiò tanto, e continua a farlo, dal tempo dei Santi Padri del Concilio Vaticano II.

Oggi ogni fedele è chiamato al rinnovamento conciliare, a vivere bene, prima di tutto, la sua consacrazione battesimale, il suo inserimento nel ministero Divino di Cristo, Re, Sacerdote e Profeta, con l’aiuto dei due Sacramenti: la Confessione e l’Eucaristia. Tu, caro fondatore, ancora continui a proporre nomi diversi da quello del Battesimo, cosa che non avviene più negli altri Istituti; anzi alcuni religiosi si sono ripresi il loro nome originario, che i genitori avevano indicato a pochi giorni dalla nascita.

Caro Padre, nelle due scelte di vita, che il Popolo di Dio è chiamato a seguire per la sua santificazione, quella sacerdotale, diocesana o regolare, e quella matrimoniale, dovrà essere sempre alimentata, sostenuta, corretta e raddrizzata con i due Sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, voluti da Gesù per tutti, nel cammino terreno verso la vita eterna. Tante altre norme, tante sottigliezze, tanti cavilli, tanti “pesi insopportabili e imposti”, oltre alle indicazioni del Vangelo, non agevolano il cammino e non aiutano a dare la libera e gioiosa testimonianza cristiana a chi s’incontra, in cordata con Gesù, verso la vita eterna.

Un’ultima cosa voglio ancora ripetere, perché l’ho già evidenziata prima.

Nella liturgia rinnovata dal Concilio, noi dobbiamo sempre usare la nostra lingua, perché dobbiamo esprimere e ricevere all’unisono e in maniera immediata, senza traduzioni interposte, il Messaggio Divino. Al Signore, poi, dovrà giungere la nostra lode, scaturita da un cuore e da una mente aperta e illuminata dallo Spirito Santo, nella nostra stessa lingua, così come avvenne a Pentecoste.

Ti prego: non dobbiamo più usare il latino in simili celebrazioni, perché ognuno deve sentire e potersi esprimere nella e con la propria lingua. Il latino, ci dice il Magistero della Chiesa, va usato nelle celebrazioni internazionali e non in quelle popolari, così come, purtroppo, è avvenuto nella tua Comunità, alla presenza di quanti hanno partecipato, assieme ai miei parrocchiani.

Una volta il latino era la lingua del popolo. Per questo motivo la Chiesa, in quel tempo, per un periodo molto lungo, purtroppo, scelse il latino non certo per vivere in maniera sublime e misteriosa il mistero divino, ma perché allora il latino era la lingua parlata dal popolo. Oggi dobbiamo seguire le indicazioni che lo Spirito Santo ci ha dato per mezzo dei Padri Conciliari nella grande Assemblea del Vaticano II.

Perciò fatti guidare anche tu dallo Spirito Santo!

Te lo dico per la carità cristiana e in nome della correzione fraterna, cerca di non vivere il tuo carisma sacerdotale in maniera antica, dopo la “grande ventata” di Pentecoste, promossa e iniziata dall’indimenticata intuizione del Papa buono, oggi Beato, Giovanni XXIII, con la scelta della Messa “celebrata in rito romano antico”. Dalle nostre parti, in tutta la Campania, si sta celebrando ovunque la Santa Messa sempre nella lingua che oggi il popolo conosce, cioè in italiano, così avviene in Sant’Angelo all’Esca e nella parrocchia di Frigento. A Tarquinia ci sarà senz’altro la stessa realtà: non è un paese di frontiera, dove si parlano molte lingue. Quindi, anche a Tarquinia, la Santa Messa deve essere celebrata in Italiano.

Preghiamo l’uno per l’altro, per una nostra corretta vita sacerdotale.

Sant’Angelo all’Esca, 8 settembre 2011

Un tuo confratello nel Sacerdozio, operaio umile lavoratore nella vigna del Signore, in comunione con il Santo Padre, Benedetto XVI, e con il Vescovo, Mons. Francesco Marino.

Sac. Ciriaco R. Vozella

P.S. Invito l’Autorità ecclesiastica costituita, con il presbiterio diocesano regolare, al dialogo su quest’argomento, perché dobbiamo ricercare la strada giusta, al tempo di oggi, per raggiungere personalmente la vita eterna, avendo il Vangelo come costituzione, e con l’impegno di aiutare il Popolo di Dio a noi affidato, verso la via della Santità, alla quale tutti siamo chiamato verso la via della santità alla quale tutti siamo chiamati in maniera libera.

Sac. Ciriaco R. Vozella.

ALLEGATO: Originale articolo

RIFLESSIONI SUL NOSTRO IMPEGNO INFORMATIVO

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Vogliamo riflettere sulla ragione e i motivi del nostro impegno sul problema specifico del commissariamento degli FI, per chiarire a noi stessi e a chi ci legge, perché abbiamo creato questo spazio provvidenziale di controinformazione. Partiamo dalla buona analisi che PIENA LUCE ha pubblicato su un sito internet. “Sin da quando fu nominato il Visitatore apostolico per i frati, i manelliani, hanno riversato tonnellate mediatiche e non mediatiche di disprezzo e di delegittimazione e di continua falsa denigrazione della persona (si badi bene non delle azioni) e delle persone che, legittimamente hanno fatto ricorso alla Santa Sede, come previsto dal diritto canonico. Valanghe, quotidiane di veleno, di livore e di ostilità accanita senza un minimo di vergogna, contro i legittimi nominati dalla S. Sede nel commissariamento dell’Istituto e questo sia su vari siti, sia sui giornali e anche con manifestazioni. /…/ Si pensi alla scorrettezza continua operata dai manelliani: “Manelli è perfetto, infallibile, non sbaglia mai, non ha sbagliato mai, è la “quarta persona della trinità”, per cui osservazioni su di lui sono solo calunnie animate da risentimento!”. /…/ Se essi avessero osservato il silenzio internet, noi avremmo riposato e non saremmo intervenuti. Se e quando essi sputano veleno, noi insorgiamo” (Pienaluce, sito “pellegrini nellaverità”). Di fronte a questa situazione di linciaggio mediatico creata dai ribelli al commissariamento bisogna prendere posizione, stando dalla parte della Santa Sede, con una controinformazione che smascheri tutta la disinformazione e i depistaggi continui operati ad arte dai manelliani. Su questa decisione stanno convergendo anche tanti altri che vanno aumentando ogni giorno di più. Dentro questa decisione è necessaria un ulteriore riflessione. A nostro avviso non solo è necessario rendere ragione della giustezza del commissariamento ma anche collaborare con la Santa Sede incominciando a preparare l’opinione pubblica ecclesiale (anche se A. Socci quando straparla del problema su “Libero” mira ad influenzare anche l’opinione pubblica extraecclesaile) a quelle che potranno essere, quali saranno, i provvedimenti certamente seri (lo sono già adesso) e forse forti che la Santa Sede adotterà attraverso il commissariamento o durante il suo mandato. In questo lavoro esistono tre diversi tipi di destinatari o meglio tre diversi tipi di uditori.

a) Esiste già una parte ben preparata e veramente cattolica la quale ha seguito e continuerà a seguire la Santa Sede e che accoglierà con gratitudine i provvedimenti che la Congregazione e il Papa adotteranno per purificare l’Istituto dalle deviazioni manelliane. Esiste già un parte cospicua sia dei frati che della M.I.M. i quali con maturità e responsabilità cattolica hanno seguito e aderito ai nuovi superiori, alle nuove legittime autorità nominate dalla Sante Sede e hanno accolto con spirito di vera obbedienza e di fede il commissariamento.

b) Esistono poi i manelliani puri, i farisei-fanatici e anche settari, quelli che odiano il commissariamento e cercano mediaticamente e non mediaticamente di vendicarsi del presunto abuso subito. Sono coloro che, in qualche modo, in buona fede o in mala fede non lo sappiamo, hanno assurdamente (e scioccamente) vincolato e condizionato la propria fede a Manelli (come se questa persona entrasse dentro gli articoli del loro Credo). Da come hanno dimostrato fin ora, per loro pare che se cade Manelli, cade anche la loro fede. Per questi “talebani” non possiamo prevedere quali saranno le loro eventuali abnormi e diversificate reazioni. Sappiamo di ex frati ed ex suore uscite dall’allevamento manelli che in seguito hanno mostrato un rifiuto per la pratica della fede. Cosa farà questo zoccolo duro, non lo sappiamo. Preghiamo per la loro conversione. In ogni caso la Chiesa avrà fatto il suo dovere di distruggere l’idolo, così come Mosè, davanti al popolo idolatra fece polverizzare col fuoco il vitello d’oro. In ogni caso bisogna mettere in guardia da chi invece di servire la Chiesa, si serve della Chiesa per i propri interessi di cassetta, quali che siano. A questo proposito va rilevato che il pericolo di allontanarsi dalla Chiesa o dalla pratica potrebbero correrlo anche coloro che non sanno nulla dei veri motivi del commissariamento, non hanno nemmeno una qualche idea non solo dei panni sporchi, ma dell’esistenza dei panni sporchi (quelli ad esempio che pensano ingenuamente che l’Istituto è solo perfetto, fatto di soli angeli e di gente impeccabile, che Manelli è l’unico vero sacerdote, che i frati e le suore sono gli unici veri religiosi, che manelli sarebbe il grano, invece della zizzania, ecc.). Se questa vicenda del commissariamento si dovesse concludere con una condanna, tutte queste persone che, probabilmente, già non hanno una buona formazione di fede di base, potrebbero, forse, per questo allontanarsi dalla Chiesa o dalla sua pratica. Se, come è giusto, dobbiamo occuparci dei fragili e dei deboli, abbiamo il dovere di prepararli, in qualche modo, a qualunque sia la decisione finale della Santa Sede.

c) Esiste poi una fascia di manelliani meno fanatica, più disposta realmente a riflettere e a fare verità e a prendere in considerazione con onestà le prove che verranno fornite. È una fascia di persone più mature non ossessionate o accanite a legare la loro fede a Manelli ma sinceramente legate solo all’ottimo binario francescano mariano kolbiano autentico. Per inciso diciamo che questa è anche la nostra posizione, di noi che amiamo anche il vero francescanesimo, il S. Rosario, la penitenza, la Tradizione, la meditazione, la S. Messa tridentina, l’apostolato kolbiano, ecc.

Di lato a questa parte migliore degli FI, c’è poi tutta una folla di persone o che non sanno nulla del problema specifico o che, in questi due anni, è stata bombardata, in qualche modo, dalla campagna di disinformazione mediatica, operata dai manelliani, campagna che si è incentrata soprattutto nel riversare sulla Santa Sede e sui suoi legittimi nominati fango, delegittimazione, insulti, falsità, letture ideologiche, sparate pubblicitarie, attacchi squinternati, ecc. usando vari mezzi e vari modi. Pensiamo a quanti ignari amici dei manelliani sono stati coinvolti e manipolati che magari hanno firmato le loro petizioni alla Pannella, solo perché pressati dai loro amici aderendo così inavvertitamente alla loro colpevole campagna di disinformazione.
Di fronte a questo scenario si pongono due soluzioni.

a) PRIMA SOLUZIONE. Mandare materiale solo alla Santa Sede e poi ritirarsi nei propri bunker, disinteressandosi di tutto il veleno mediatico e non mediatico spruzzato dai manelliani, lasciando che essi, in qualche modo, influenzino e plagino altri e a volte tanti) ingenui. Dobbiamo lasciare che essi continuino a manipolare e a plagiare questa fascia ampia di persone, senza fare nulla? Certamente no! Allora cosa fare?

b) SECONDA SOLUZIONE. Fermo restando che le testimonianze vanno inviate innanzitutto alla Congregazione (e per conoscenza ai suoi legittimi nominati) e che per nessun motivo possiamo scavalcare l’azione della Santa Sede perché con essa dobbiamo sempre lavorare in comunione ed in obbedienza, resta però una fascia di operazione, un settore d’intervento che ci consente di intervenire sia sulla folla di persone manipolata dalla disinformazione manelliana, sia sulle varie bufale da essi prodotte per colpire e calpestare l’azione di commissariamento della Santa Sede.

In questa prospettiva e solo in questa fascia operativa riteniamo che siano necessari due tipi interventi: 1) Contestare apertamente sempre con fatti e documentazione rigorosa (mai con qualunquismo o insulti come fanno spesso i manelliani) le numerose bufale prodotte dai manelliani e operare per denunciare e smascherare la mentalità farisaica-fanatica ed anche settaria (come hanno rilevato sia ex frati che perone che conoscono bene l’ambiente) che sta sotto e che è l’anima di questa loro azione scorretta e non onesta. 2) Ogni tanto, a modo di flash, solo da parte di chi conosce bene il problema o solo da parte di chi ha vissuto personalmente sulla propria pelle, abusi, ritorsioni, minacce, trattamenti ingiustificati o di chi ha visto e sentito ciò che è incompatibile non solo con la vita francescana ma proprio con la vita cristiana, deve cominciare, (col contributo di persone mature e coraggiose, non schiave del plagio manelliano), a uscire fuori qualcosa dei vari “panni sporchi” dell’Istituto sia per dare l’idea esatta che non solo il commissariamento è giusto e sacrosanto, ma che finora ha detto (per carità) probabilmente solo poco della montagna di masserizie che va rimossa. Pensate al bene che fa questo nostro gruppo facebook. A parte gli interventi qualificati dei vari autori che vogliono solo offrire i criteri di giudizio per valutare bene la situazione dell’Istituto, ma si pensi alla nostra stimata Ellen la quale prima dell’esistenza del nostro gruppo stava da parte, poi ha conosciuto questa nostra finestra informativa e ha deciso, spontaneamente (non abbiamo bisogno di andarci a cercare testimonianze, ce ne sono già tante che riguardano 20 anni della vita di quest’Istituto e che aspettano solo l’occasione di avere a disposizione un microfono) ripeto ha deciso di intervenire spontaneamente con le sue semplici ma incisive riflessioni o con la testimonianza di fatti concreti e oggi ha maturato la decisione di spedire alla Congregazione una relazione completa e documentata. Perché questo non potrebbe o dovrebbe accadere anche con altri che pure sanno, hanno visto, ma stanno ancora da parte?

UN ARTICOLO CONFUSIONARIO E SCONCLUSIONATO

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Un articolo confusionario (“Continuano gli abusi di potere: nel mirino le Francescane dell’Immacolata e non solo…”), quello di Chiesa e post concilio di giovedì 4 settembre 2014, dal titolo roboante ma vuoto, messo su solo per offendere la Congregazione e rinfocolare l’astio verso di lei, blaterando di presunti continui abusi di potere. Ma dove sono questi abusi? E dove essi sarebbero continui?
Informazioni disinformate e sconcertanti:

A) PRIMA MENZOGNA: Mai Suor Fernanda ha comunicato che avrebbe fatto vietare la Messa tridentina. Questa favola-bufala, dove l’avete trovata? Chi la garantisce?

B) SECONDA MENZOGNA. I poteri particolari conferiti a Suor Fernanda erano già dentro il decreto stesso, ecco perché hanno potuto far ricorso! Non si tratta di cose dette solo a voce!

C) TERZA MENZOGNA. “Suor Fernanda attenderebbe (con ansia) di essere nominata commissaria”. Suor Fernanda, sin dall’inizio, purtroppo, ha sempre rifiutato il ruolo di commissaria e non è per niente incline ad assumerlo. Fare il giornalista richiede qualità valide e serie. Piuttosto che scrivere simili articoli sarebbe meglio andare a vendere panini all’angolo della strada per fare del bene a tanti!

E poi le illusorie super-referenze vantate: 1)un corrispondente” che non sa neanche se era vero o no che qualsiasi decisione dell’Istituto, doveva essere approvata dalla Visitatrice!. 2) Un altro poi sembra Fantomas: “UN CORRISPONDENTE MI CITA FATTI CHE NON POSSO RIFERIRE PERCHÉ CHIAMANO IN CAUSA PERSONE CHE NON VOGLIONO APPARIRE”. A questo punto serietà vorrebbe che uno neanche riferisce ciò che non può riferire. Ma pur di creare polveroni e astio verso la SANTA SEDE, si usa qualsiasi espediente da saltimbanco.

Destituite di fondamento – basta vedere che sono senza riferimenti oggettivi – sono poi le cose attribuite alle due ottime visitatrici, che mai avrebbero usato le espressioni riferite, abituate come sono a pesare le parole e gli interventi. Chi può provare che quelle affermazioni, così come le avete citate, siano loro? LE DUE VISITATRICI, DANNO FASTIDIO AI MANELLIANI, SOLO PERCHÉ SONO PREPARATE E SVEGLIE. Nella settimana che hanno trascorso nel bunker para-lefebvriano (o forse tutto!) di Città di Castello, gestito dalla papessa Perillo, mentre una faceva molte domande, l’altra trascriveva domande e risposte e scattava anche foto. I manelliani hanno bisogno di gente imbranata, mentre temono le persone serie e ben formate.

Sono invenzioni vostre che “Le visitatrici hanno apertamente disprezzato la messa tradizionale, insieme ad altre cose”. Come visitatrici (serie) il loro compito era solo quello di reclutare informazioni precise e obiettive, accertare il reale progetto di vita nell’attuale Istituto, raccogliere documentazione e poi riferire tutto alla Congregazione. Non faceva parte del loro compito mettersi a proferire tutte quelle critiche che attribuite loro ed, eventualmente, tantomeno farlo in pubblico.

Sono invenzioni vostre (abili nel diffondere false dicerie) che avrebbero detto che “le suore pregano troppo, fanno troppa penitenza e che le contemplative sono “troppo in clausura”, /…/ che hanno urgente bisogno di un programma di “rieducazione” secondo i criteri del Vaticano II”. Siete abili nel creare falsi mostri per suscitare poi odio contro di loro. Guarda caso le invenzioni proferite cercano di mettere le mani avanti proprio in quei campi in cui, lo stile di vita delle suore, necessita di qualche aggiustamento e/o correzioni settoriali, non certamente di essere soppresso. Il problema, in realtà, non è se pregano troppo o poco o se fanno troppa penitenza, ma se pregano compatibilmente col vero volto del loro carisma: se l’Istituto è contemplativo-attivo, non può limitarsi solo a super-specializzarsi in una specie di vita quasi di clausura per tutti, ma deve dare più spazio effettivo alla dimensione dell’evangelizzazione, della missionarietà. Sarebbe bene che le suore, prima magari di fare la professione perpetua, facessero, tutte, un’esperienza ampia di missionarietà.

Il problema poi non è se fanno penitenza oppure no, ma solo se non SI SONO FISSATE E SCLEROTIZZATE SOLO SU ALCUNE PENITENZE (quelle fisiche) – addirittura considerate “conditio sine qua non” per restare nell’Istituto – invece di aprirsi ad una dimensione penitenziale vasta, intelligente, ad ampio respiro che, come già insegnava l’esortazione di Paolo VI, sulla penitenza, utilizza VARIE E DIVERSIFICATE FORME DI PENITENZA, non solo alcune e sempre loro. Inoltre in questo Istituto le penitenze sono imposte a tutti come pubbliche e comunitarie, senza rispetto per la dimensione personale che ha bisogno di vedere rispettata l’originalità dei doni e delle qualità che ad ognuno di noi il Signore ha conferito.

Un articoletto veramente inutile e sconclusionato, probabilmente raffazzonato dalla pessima necessità di riempire uno spazio solo per continuare a mantenere caldo e a sobillare, in qualche modo (anche quando non ci sono argomenti) lo spirito di sovversione contro le legittime autorità che hanno disposto il legittimo commissariamento.

Riccardo Piccarreta

SOCCI COME DE MATTEI: UN ALTRO DOTTOR AZZECCAGARBUGLI

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SOCCI PERDE LA TRAMONTANA. Ci riferiamo all’ennesimo articolo diffamante nei riguardi del Papa e del Card. Aviz, uscito sul quotidiano “Libero” di domenica 7 settembre 2014, p. 1 e p. 17. Socci mette insieme cose diverse e ne offre collegamenti lontani dalla verità. Per questo il personaggio manzoniano che ci viene alla mente è il dottor Azzeccagarbugli, ma solo per quella sua arte di dimostrare bianco il nero e nero il bianco. Azzecca (mettere insieme) Garbugli (“cose non giuste”, cose che non c’entrano niente tra loro). Socci con disonestà giornalistica monta ad arte un “casus belli” che non sta in piedi, “taglia e cuce” cose che non c’entrano tra di loro e dimostra ignoranza del Codice di Diritto Canonico della Chiesa.

Dimostriamo perché “azzeccagarbugli” e perché, almeno su questo tema, è incompetente.

1) A suo tempo i tre sandinisti furono sospesi a divinis, non perché esponenti della T.d.L., ma perché come preti e religiosi, erano implicati direttamente in un governo politico. L’OGGETTO DIRETTO E IMMEDIATO DEL PROVVEDIMENTO CANONICO era infatti il loro implicarsi direttamente in un’azione politica di governo. Il Codice di Diritto Canonico della Chiesa vieta a preti e religiosi di presentarsi candidati e farsi eleggere in partiti politici, ancora di più di assumere incarichi di governo. La pena canonica è applicata ai sacerdoti che accedono a cariche politiche (can 285, § 3; can 287, § 2). Nel 1985 don Gianni Baget Bozzo, fu sospeso a divinis perché era stato eletto europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Se Socci non conosce il codice di diritto canonico, sarebbe bene lo leggesse, prima di scrivere un articolo con macroscopiche disinformazioni.

2) A suo tempo i quattro vescovi lefebvriani sono stati scomunicati solo perché nessun vescovo può ordinare altri vescovi senza la Bolla pontificia, cioè senza l’esplicita approvazione del Papa. L’OGGETTO DIRETTO E IMMEDIATO DEL PROVVEDIMENTO CANONICO era il loro aver infranto una legge della Chiesa. “Il vescovo che senza mandato pontificio consacra un altro vescovo senza mandato pontificio e lo stesso vescovo appena consacrato incorrono nella scomunica “latae sententiae” riservata alla Santa Sede” (can. 1382). Quindi anche il quel caso la scomunica non scattò per le loro dottrine, ma per il gravo atto scismatico che avevano, oggettivamente, posto in atto. Come si vede né nel primo caso, né nel secondo caso le sanzioni canoniche hanno riguardato DIRETTAMENTE le dottrine dei sanzionati, altrimenti essi, sia il primo che i secondi, dovrebbero stare ancora sotto scomunica.

Nel caso di D’Escoto si è trattato SOLO DI UN ATTO DI CLEMENZA del Papa Francesco (fermo restando la condanna della dottrina della teologia della liberazione) nei riguardi di un uomo molto anziano e molto malato che ha chiesto di poter celebrare Messa prima di morire.
«Il Santo Padre – così dice il testo della notifica vaticana datata primo agosto e riportata nei giorni scorsi dalla congregazione – ha dato il suo benevolente assenso perché padre Miguel sia assolto dalla sanzione canonica che gli era stata inflitta e lo affida al superiore generale dell’istituto (Maryknoll) ai fini di accompagnarlo nel processo di reintegrazione nel ministero sacerdotale».

Nel caso dei vescovi lefebvriani, si è trattato SOLO DI UN ATTO DI CLEMENZA di Papa Benedetto XVI, per favorire il dialogo. Ma né nel primo caso, né nel secondo caso il provvedimento ha riguardato lo sdoganamento delle rispettive dottrine, tant’è vero che per il lefebvriani è stato necessario una verifica dottrinale successiva, attraverso colloqui dottrinali per una valutazione della Chiesa delle posizioni della FSSPX e lo stesso Benedetto XVI precisò che, nonostante la remissione della scomunica, i lefebvriani non possono operare nella Chiesa perché non hanno ancora un riconoscimento canonico.

Per la teologia della liberazione rimangono inalterate le condanne e i pronunciamenti dottrinali del Card. Ratzinger e di Giovanni Paolo II.

In tutti e due i casi IL PAPA NON HA TOLTO LA PENA CANONICA ALLE DOTTRINE, ma ha tolto i provvedimenti canonici NEI RIGUARDI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DI QUELLE SINGOLE PERSONE (D’Escoto, i quattro vescovi lefebvriani). SONO SOLO LE LORO SINGOLE PERSONE che non hanno più sanzione canonica, indipendentemente dalle loro dottrine, perché la scomunica riguardava, a suo tempo, solo i loro comportamenti anti-ecclesiali. Essi, sia D’Escoto che i vescovi lefebvriani, verosimilmente hanno continuato a pensare come prima, a seguire la dottrina di prima. Nessuno dei due, dopo la remissione della sanzione canonica, ha modificato la sua dottrina. Nonostante dunque si tratti di campi notevolmente differenti tra loro, i casi, (per quanto riguarda solo la remissione dei provvedimenti disciplinari), sono simili.

3) Che c’entra allora, come fa Socci insinuare che la scomunica è stata tolta per complicità del Papa con la Teologia della Liberazione?
Di fatto Socci mette in testa ai lettori l’idea che il Vaticano (in pratica secondo lui il Papa reo di non aver chiesto prima a Socci il permesso per togliere la scomunica!!!!!) avrebbe praticamente riabilitato la Teologia della liberazione e il Card Aviz sarebbe il complice di questa azione truffaldina. Poi cita Clodoveo Boff che riconosce la giustezza delle posizioni della Chiesa contro la falsa teologia della Liberazione per dimostrare che Papa Francesco vuole uccidere quanto fatto da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, almeno in questo campo. In realtà i manelliani, utilizzando vari complici-spalleggiatori, cercano di impedire alla Congregazione di fare il suo dovere: ogni volta infatti che la Congregazione prende un provvedimento esce un articolo-fango, esce una bufala che mira a colpire i legittimi pastori, a dipingerli come mostri o come disonesti, delegittimare

4) In realtà tutto il disappunto di Socci per D’Escoto (il cui pensiero e le cui azioni noi disapproviamo in toto) è solo lo sgabello per imporre un illecito scoop mediatico pro-manelli, un colpo che mira a provocare il solito farfugliamento salva-santone-manelli. Si tratta di manipolare le informazioni per poi insinuare (ma non è invece un gridare?) che il Papa e la Congregazione sono degli imbroglioni, dei disonesti, che stanno facendo tutto senza motivo e senza prove. Affermazioni gravi di cui dovrebbero rispondere. “Chi pubblicamente suscita rivalità e odi DA PARTE DEI SUDDITI CONTRO LA SEDE APOSTOLICA O L’ORDINARIO PER UN ATTO DI POTESTÀ O DI MINISTERO ECCLESIASTICO, OPPURE ECCITA I SUDDITI ALLA DISOBBEDIENZA NEI LORO CONFRONTI, sia punito con l’interdetto o altre giuste pene” (can 1373). Noi non possiamo accettare, da parte di un cattolico, questi atteggiamenti anti-ecclesiali.

5) Può darsi che con l’avanzare dell’età Socci non sia più lucido come in gioventù e che si trovino in una fase calante quella bella razionalità e quelle buone disposizioni che gli abbiamo sempre riconosciuto in gioventù. Pregheremo per lui perché le ritrovi.

6) E poi quelle affermazioni sofistiche fatte di impressioni emotive: Manelli santo? Ma dove sta scritto? Ma chi lo ha detto? Ma chi è lui per dirlo? Per noi cattolici questa è un giudizio che spetta solo ed esclusivamente alla Chiesa. Si tratta, in questo, chiaramente di un abuso e di vana credulità !!!!

Francescani dell’Immacolata, ecco le ragioni del commissariamento

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La campagna di stampa tradizionalista e le origini di una decisione che la Santa Sede ha preso dopo una capillare raccolta di informazioni

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Vatican Insider La Stampa 8/08/2013

La decisione del Papa di commissariare i Francescani dell’Immacolata come chiesto dalla Congregazione dei religiosi al termine di una visita apostolica iniziata l’anno scorso, con l’acclusa regolamentazione dell’uso della messa antica, ha scatenato un fuoco di fila di reazioni mediatiche provenienti da ambienti tradizionalisti o comunque critici verso l’attuale pontificato, caratterizzate da una tesi di fondo: Francesco starebbe facendo retromarcia rispetto al Motu proprio di Benedetto XVI che nel 2007 liberalizzò l’uso del messale preconciliare. Tesi prontamente smentita dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi.

A pubblicare il testo del decreto di commissariamento con l’annessa clausola riguardante la messa antica è stato il sito tradizionalista americano «Rorate Coeli», che ha spesso rilanciato materiali e contributi dei Francescani dell’Immacolata. Il 29 luglio, il blog tradizionalista «Messainlatino» pubblicava anche l’originale della lettera inviata dal commissario ai religiosi dell’Istituto. La notizia veniva poi circostanziata, lo stesso giorno, dal vaticanista Sandro Magister, che la presentava come la prima aperta «contraddizione» rispetto al pontificato ratzingeriano. Scendeva poi in campo «Corrispondenza Romana», agenzia di informazioni che fa capo al professor Roberto De Mattei, vicino al mondo tradizionalista, autore di una storia del Vaticano II nella quale l’ultimo Concilio viene presentato come un evento di rottura rispetto alla tradizione precedente. «Corrispondenza Romana» si è fatta anche carico di una raccolta di firme a sostegno dell’uso della messa antica per i Francescani dell’Immacolata da inviare alla Congregazione dei religiosi.

Infine, il 7 agosto sono intervenuti sul quotidiano italiano «Il Foglio» Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, due giornalisti vicini al mondo tradizionalista, con un articolo dal titolo significativo: «Quella sberla ai Francescani nella chiesa di Francesco». Nel testo si definisce la lettera del commissario nominato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi, «ricalcata» nello stile dei «burocrati di Ceausescu» e si irridono il messaggio di Francesco ai musulmani per la fine del Ramadan come pure il viaggio papale a Lampedusa. E si contrappongono i Francescani dell’Immacolata «che sono poveri e umili senza ostentazioni» a chi si mette «in favore di telecamera e di obiettivo fotografico come va di moda sotto il nuovo pontificato». Il commissariamento viene definito da Gnocchi e Palmaro provvedimento «draconiano», che mirerebbe  a distruggere la forza dei frati intenzionati a riscoprire e conservare «la messa di sempre» (espressione ormai codificata, usata per sinonimo di messa preconciliare, che sottintende due tacite conseguenze: la prima è che il messale del 1962 corrisponda alla messa celebrata per due millenni, la seconda è che la liturgia post-conciliare non sia più legata alla tradizione).

Rispondendo a una domanda specifica di «Vatican Insider» in merito al ruolo avuto dai frati e dalle suore dell’Istituto nel diffondere la tesi della «sconfessione di Benedetto XVI» fatta rimbalzare sui siti e sui blog, l’ormai ex procuratore generale dei Francescani dell’Immacolata, padre Alessandro Apollonio, aveva smentito seccamente qualsiasi coinvolgimento. Ma più di un dubbio rimane, di fronte all’evidente tentativo di trasformare i problemi e le tensioni interne all’Istituto circa la fedeltà al carisma originario in una pubblica battaglia sulla messa antica  e sul Motu proprio «tradito». Lasciando magari intendere che il provvedimento della Santa Sede sia stato preso a cuor leggero o sulla base di informazioni «false», come lo stesso padre Apollonio ha dichiarato.

Vale la pena di ricordare che i Francescani dell’Immacolata, un Istituto con una forte impronta mariana e missionaria, nato negli anni Settanta, che si rifà al Poverello d’Assisi e in particolare a San Massimiliano Kolbe, non sono nati in area tradizionalista. Una mutazione in questo senso, per volere del fondatore, padre Stefano Manelli, è avvenuta dopo la promulgazione del Motu proprio di Benedetto XVI che nel 2007 ha liberalizzato la messa antica.

Nel corso del Capitolo generale del 2008, padre Manelli aveva provato a introdurre una revisione delle Costituzioni dell’Istituto rendere obbligatorio il vecchio rito nelle messe conventuali. L’iniziativa aveva suscitato una tale opposizione che era stata ritirata senza essere messa ai voti. Nei tre anni successivi però l’uso del messale preconciliare era stato suggerito e talvolta in qualche modo imposto. In un’intervista del 2010 su un blog francese lo stesso padre Apollonio ammetteva che il vecchio rito «è la forma della nostra messa conventuale raccomandato dal nostro fondatore». E veniva promosso anche il rituale antico per le ordinazioni sacerdotali. Senza norme scritte, né decisioni assunte dal Capitolo generale, l’uso «preferito» della liturgia antica è stato fortemente raccomandato nei conventi dei Francescani dell’Immacolata, e in alcuni Paesi sono stati acquistati breviari bilingui latino-inglese così da favorire l’introduzione della preghiera secondo l’uso antico.

Questo ha fatto sì che un gruppo di frati, i padri Antonio Santoro, Michele Iorio, Pierdamiano Fehlner, Massimiliano Zangheratti, Angelo Geiger, membri della comunità storica delle origini e già coinvolti in ruoli di responsabilità nel governo e nella formazione dell’Istituto (poi «puniti» per le loro posizioni poco tradizionaliste con vari trasferimenti), nel 2012 siano ricorsi alla Congregazione vaticana dei religiosi chiedendo che venisse recuperato l’originario carisma e non si imponessero a tutti le posizioni tradizionaliste, comprese quelle che tendono a ridurre la portata del Concilio Vaticano II o lo presentano come un evento di rottura inconciliabile con la tradizione precedente.

In una lettera del padre Geiger, si afferma che all’interno dell’Istituto, da parte di alcuni suoi autorevoli esponenti, veniva fatta passare l’idea che la «nuova messa» fosse per i cattolici ordinari, mentre quella antica fosse per «il cattolico più serio rispetto alla fede», dando per scontata la superiorità della «forma straordinaria del rito romano» liberalizzata da Papa Benedetto.

Un capitolo a parte riguarda l’atteggiamento diffidente di alcuni responsabili dei Francescani dell’Immacolata nei confronti del nuovo pontificato, peraltro pienamente condiviso da quei siti e blog impegnati a far passare la tesi dei frati «perseguitati» dai «nemici» della messa antica e dai loro sponsor vaticani. I dissidenti rispetto alla linea imposta negli ultimi anni, contestano che la messa antica e il tradizionalismo debbano diventare l’unica formazione ricevuta dai giovani seminaristi, e che le «opinioni» dei tradizionalisti debbano diventare «normative» nell’Istituto in nome della lealtà al fondatore, quando invece non andrebbero imposte alla coscienza di nessuno. Tanto più – sostengono i frati sopra menzionati – che non c’è stata consultazione né un mandato del Capitolo generale a questo proposito. Inoltre, il tradizionalismo «non ha nessun rapporto con il nostro carisma» e «non è obbligatorio secondo la nostra legislazione».

A tutto questo si aggiungono anche altri problemi, legati alla conduzione dell’Istituto, al ruolo crescente del ramo femminile, più compatto nell’aderire all’indicazione per la messa antica, ai problemi pastorali legati alle parrocchie dove esercitano il loro ministero i Francescani dell’Immacolata. Di fronte a questo quadro, la Santa Sede un anno fa – e dunque nel pontificato di Benedetto XVI – ha disposto una visita apostolica. Già prima dell’inizio della visita, il 9 maggio 2012, Papa Ratzinger durante un’udienza pubblica salutò «le consacrate, i seminaristi e i frati Francescani dell’Immacolata ai quali auguro di nutrirsi della Parola di Dio e del Pane eucaristico per sentire cum Ecclesia». Un accenno significativo che riecheggia ora anche nella lettera del commissario ai membri dell’Istituto.

Il visitatore apostolico ha predisposto un questionario molto dettagliato rispetto a tutti questi problemi, e secondo quanto risulta a «Vatican Insider» la maggioranza dei membri dell’Istituto consultati si è espressa in favore o di un Capitolo generale straordinario o di un commissariamento, confermando dunque l’esistenza delle tensioni, non certo riconducibili soltanto a un gruppuscolo di dissidenti che sarebbe riuscito a falsificare la realtà.

Appare dunque del tutto incongruo presentare la decisione di Papa Francesco come una sconfessione del Motu proprio del predecessore, come già «Vatican Insider» faceva notare nell’articolo del 30 luglio scorso.

E si comprende bene come la decisione della Santa Sede non sia stata presa a cuor leggero, ma sia stata preceduta da una capillare raccolta di informazioni. Sul sito ufficiale dei frati si legge che il fondatore padre «Stefano M. Manelli, con tutto l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata unito a lui, obbedisce al Santo Padre e confida che da questa obbedienza ne vengano grazie più grandi». Nelle prossime settimane il commissario verificherà se a prevalere sarà questa dichiarazione o le spinte provenienti da esponenti del mondo tradizionalista, che stanno suggerendo ai frati di «resistere» e di continuare a celebrare «in coscienza» secondo il rito antico senza chiedere autorizzazioni, puntando sul fatto che il decreto vaticano ha posto la clausola senza specificare quali siano «le autorità competenti» a rilasciarle.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/tradizionalisti-traditionalists-tradicionalistas-27056/