La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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CHIARIMENTI ISTITUZIONALI SULLE “IMPRECISIONI” DI CORRISPONDENZA ROMANA

Quali interessi si celano dietro le solite agenzie d’informazione e opinione attraverso costanti e ininterrotti interventi arrampicaspecchio?

Alcune informazioni inesatte e giudizi irriverenti sono nuovamente apparsi il 24 giugno sul blog “Corrispondenza Romana”, stavolta a firma di un inedito Fabio Cancelli

Risposta e chiarimenti istituzionali:

La convocazione dei Francescani dell’Immacolata ad una udienza dal Santo Padre è avvenuta con un preavviso molto più breve di quello che abitualmente intercorre tra la trasmissione dell’invito e l’incontro col Papa.

Fino all’ultimo, infatti, l’evento è stato incerto a causa delle non buone condizioni di salute del Pontefice, afflitto in quel momento da febbre intestinale, al punto che egli ha dovuto annullare la tradizionale Santa Messa quotidiana in Santa Marta alla presenza di un ristretto numero di persone.

Ai componenti l’Istituto non è stato detto – fino alla partenza verso Piazza San Pietro – che il motivo della convocazione consisteva in un incontro con il Papa in quanto fino all’ultimo è stato incerto se ciò sarebbe avvenuto o meno.

Visto il clima  di animosità  blogghistica propiziato anche da Corrispondenza Romana, perché anzitempo si sarebbe dovuto esporre il Santo Padre all’ennesimo dileggio mediatico che avrebbe potuto altresì sabotare il clima di  serenità di un edificante colloquio?

Il Cancelli afferma – facendo drammaticamente uso del presente storico – che “i partecipanti all’udienza privata con il Santo Padre vengono scelti accuratamente, quasi uno ad uno”: e qui cade in un falso clamoroso, dato che lo stesso Pontefice aveva stabilito chi convocare: i formatori e i formandi, accompagnati naturalmente, per il rispetto dovuto al Papa, dalle Autorità dell’Istituto.

Quanto alle raccomandazioni impartite da Padre Gaeta ai partecipanti all’incontro – ad esempio non abbracciare il Papa – si trattava di non abusare della generosa e calorosa disponibilità del Papa che già si era intrattenuto con i Religiosi per oltre novanta minuti. Questo, però, non ha comunque escluso un saluto individuale per ciascuno dei sessanta partecipanti e lo scambio di qualche battuta.

Quanto al divieto di porre “domande spontanee”, l’autore dell’articolo cade in contraddizione in quanto ne cita una, riguardante la possibilità che il Pontefice riceva i Fondatori dell’Istituto.

Ne saremmo tutti contenti se si pervenisse alla pacificazione senza nuovi vituperi contro gli addolorati figli.

Per rispettare le indicazioni del Papa, su circa quattrocento membri dell’Istituto, ne erano presenti circa sessanta: coloro, cioè cui l’invito era rivolto.

E’ falso affermare che “qualcuno dei nuovi superiori ha voluto giustificare davanti ai seminaristi questa assenza eclatante (dei Fondatori, n.d.r.) dicendo che erano stati convocati soli i frati obbedienti”.

Bastava infatti dire la verità circa l’estensione della convocazione da parte del Pontefice.

A questo punto, Cancelli ripete il consueto mantra sulla presunta ingiustizia sofferta dalle anteriori Autorità dell’Istituto, nonché sulla mancata motivazione dei provvedimenti che hanno riguardato i Francescani dell’Immacolata, invocando una “riconciliazione nella verità”: una verità, a suo avviso, sempre oscurata.

Ed invece basta leggere sia la relazione stesa dal Visitatore Apostolico, sia il decreto di nomina del Commissario Apostolico, corredato da un chirografo del Santo Padre, per rendersi conto che occorreva – ad avviso della Santa Sede – ripristinare nell’Istituto la “comunione fraterna, l’adeguata formazione alla vita religiosa e consacrata, l’organizzazione delle attività apostoliche, la corretta gestione dei beni temporali”.

Quale “verità” deve ancora essere dunque rivelata?

C’è di più: il Commissario Apostolico era tenuto ad informare regolarmente  la competente Congregazione circa “le decisioni adottate, i risultati conseguiti e le iniziative” che avrebbe ritenuto utile intraprendere.

Il Santo Padre ha detto chiaramente ai partecipanti all’incontro che Padre Volpi aveva puntualmente eseguito i suoi ordini, informandolo dell’opera svolta.

Questa verità è stata ribadita ieri sugli organi d’informazione ufficiale della Santa Sede.

E’ dunque da escludere sia ogni asserita discrepanza tra il Santo Padre ed il Commissario Apostolico, sia ogni mancata informazione resa al Papa sull’attività svolta nell’ambito del commissariamento: entrambe asserzioni cui la pubblicistica tradizionalista ha fatto regolarmente ricorso, senza però mai offrire alcun elemento a loro fondamento.

Quanto al lasso di tempo trascorso tra l’incontro col Papa e la diffusione delle informazioni in merito ad esso, che Cancelli considera “fonte di numerosi dubbi”, si rileva che l’Istituto era tenuto alla discrezione al riguardo, ed ha rispettato tale consegna.

Soltanto dopo che da organi di informazione e social network tradizionalisti – e non i Francescani dell’Immacolata – aveva rotto il silenzio sull’evento, il giornalista Andrea Tornielli ha diffuso a sua volta la notizia, riferendone in modo deontologicamente corretto, ma con imprecisioni che rivelano il non coinvolgimento delle Autorità dell’istituto.

La correzione del giornalista è stata puntualmente strumentalizzata sempre da Corrispondenza Romana e colorata da ennesimi giudizi irriverenti e calunniosi.

Afferma Cancelli poi, che “Tornielli ci informa di alcune (cose), ma altre non sono state riportate” e “non si capisce proprio il perché”.

Cancelli possiede maggiori informazioni sull’incontro?

Se così è, perché non le divulga?

E’ vero che si è parlato del carisma dei Fondatori degli Istituti, ma il Papa ha chiarito un principio: pur non mettendo in discussione i meriti di costoro, una volta riconosciuto un Istituto, spetta alla Santa Sede garantire la conformità della sua ispirazione e della sua azione con il Magistero della Chiesa.

Con il riconoscimento, in altre parole, un Istituto diviene pertinenza della Chiesa, e non di chi lo ha fondato.

E’ falso che il Papa abbia raccomandato ai Frati di essere come gli “zingari”.

Il Papa ha detto l’esatto contrario di quanto gli mette in bocca Cancelli.

Citiamo testualmente il Santo Padre: “per favore, Francescani dell’Immacolata, non diventate zingari!”.

Benché tutti gli ultimi Papi abbiano energicamente condannato ogni pregiudizio razzistico nei riguardi di questo popolo, ingiustamente perseguitato, la categoria è stata usata in merito allo stile di vita da nomadi.

Il pericolo di diventarlo esiste da quando l’Istituto ha perso la disponibilità delle temporalità necessarie per la vita e l’opera dell’Istituto stesso.

Tali beni – per via dell’osservanza del Voto di Povertà collettivo – erano intestate ad alcune persone giuridiche di Diritto Privato.

Le modifiche statutarie introdotte in esse hanno portato alla loro guida nuovi dirigenti, che hanno provveduto a sottrarre la disponibilità dei beni, acquistati con le offerte dei fedeli.

Il Commissario, per averlo constatato, è stato querelato dai familiari del Fondatore.

Confidiamo e preghiamo per la sua assoluzione poiché la diffamazione è un reato che si commette quando si propalano notizie false, che ledono l’onorabilità di una persona, atteggiamento usato con cinismo e costanza contro il Commissario stesso e i suoi collaboratori.

E’ falso ancora che Padre Manelli si trovi agli arresti domiciliari, e quanto al presunto divieto – da parte del Commissario – di visitare la tomba dei genitori, abbiamo già riportato la rettifica, corredata dalle loro scuse, che l’ANSA ed il Corriere del Mezzogiorno hanno dovuto pubblicare, riconoscendo l’inesattezza delle informazioni pubblicate al riguardo.

Il giorno della pubblicazione del post del Cancelli, il 24 giugno 2014 e ancora in data odierna, il Padre Manelli si trova ad esempio a Roma e ha persino celebrato la S. Messa a S. Giovanni in Laterano verso le ore 9. Non entriamo in questa sede nel merito dell’aderenza alle disposizioni del Commissario sui recenti spostamenti.  Di sicuro è in piena libertà, quella però che attiene ogni Religioso legato al Voto di obbedienza e che regola i suoi spostamenti informandone virtuosamente il Superiore e rimettendosi al prudente discernimento.

In merito al “Novus” ed al “Vetus Ordo”, il Papa ha detto che esiste nella Chiesa libertà di scelta: non è però ammesso rendere l’una o l’altra forma esclusiva, come avvenuto nel nostro Noviziato e nel nostro Seminario teologico: questo costituiva uno degli errori da correggere con il commissariamento. Non vale a giustificare la non esclusività dell’usus antiquior – come ha preteso qualcuno – il fatto che qualche domenica, da qualche parte, si celebrasse anche in Forma Ordinaria.

Idem per le SS. Messe di orario in Parrocchie e Santuari affidati all’Istituto.

Ordinari del luogo e fedeli si erano comunque lamentati in alcuni casi.

Anche molti telespettatori si erano lamentati per le ritrasmissioni radiotelevisive dal santuario mariano di Frigento (AV) attraverso la “Tele Radio Buon Consiglio” gestita da Frati e Suore dell’Istituto.

Non è lecito attribuire un presunto minor valore all’una o all’altra celebrazione secondo lo spirito e la lettera del Motu Proprio “Summorum Pontificum” e il documento “Universae Ecclesiae”.

Ribadiamo che anche tra i Religiosi che nel 2012 hanno presentato l’esposto primordiale e poi quello successivo a Dottrina della fede e alla CIVCSVA c’è sempre stato e permane rispetto verso qualunque forma del Rito Romano della Chiesa Cattolica (da essi peraltro praticata) che non rappresenta il problema esclusivo del commissariamento.

E’ il motivo di comodo per gli agitatori, insieme alla presunta e ostentata “persecuzione” al Fondatore.

Il Cancelli, parlando del valore da attribuire a documenti conciliari, taccia i dirigenti dell’Istituto di essere dei “robusti ignoranti”.

Quali titoli accademici di pertinenza e quale esperienza di ministero ecclesiale possiede il Cancelli rispetto alle Autorità dell’Istituto o rispetto a chi nella Chiesa è preposto al discernimento?

Ad ogni buon conto il Papa ha detto chiaramente nel corso dell’incontro che se è vero che il Concilio è stato “pastorale”, è anche vero che i suoi documenti contengono elementi magisteriali e teologici cui si deve prestare obbedienza.

Quanto alla loro ermeneutica, essa è prerogativa della Santa Sede, e non di chi ne intende negare il valore o la vigenza.

Quanto alla lettera aperta di un ex frate, che attacca furiosamente Padre Bruno, ricordiamo a Cancelli – il quale ne prende per buono il contenuto, come fosse il Vangelo, che le Autorità dell’Istituto non possono distrarsi dai compiti di governo per inseguire i propri estemporanei o fissi detrattori.

Lo stile di vita dell’Istituto, infine, è tuttora vigente, ma depurato delle deviazioni che la Santa Sede ha ravvisato ed ha prescritto di correggere.

Non sarà certamente Cancelli a distrarre da questo compito i frati infangati nell’adempimento del proprio dovere.

 

Roma, 27 giugno 2014

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1 commento

  1. laiciffi ha detto:

    Gennarino Vitali‎IN FAVORE DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA
    Ricevo ancora e pubblico…
    In risposta a Chiarimenti… di http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/284-chiarimenti-istituzionali-sulle-imprecisioni-di-corrispondenza-romana

    Chiarimenti sui “Chiarimenti”
    In merito all’articolo anonimo pubblicato su Immacolata.com il giorno 27 giugno 2014 , è nostra premura far notare come i Chiarimenti richiedano ulteriori chiarimenti: certo non sospettiamo che l’autore dei Chiarimenti sia in cattiva fede ma che sia incorso in certe sostanziali “sviste”. In particolare:
    1) Quale sarebbe il “dileggio mediatico” nei confronti del Santo Padre? Non sembra proprio che l’articolo di Fabio Cancelli sia offensivo nei confronti del Papa, forse l’autore dei Chiarimenti si riferisce a qualche anonimo perditempo frequentatore di blog e autore di stupidi commenti, la cui responsabilità non può certo ricadere sull’autore del suddetto articolo.
    2) Se l’invito alla visita era rivolto solo a “formatori”, “formandi” e alle autorità dell’istituto, per quale motivo sulla foto pubblicata in internet in primo piano compare la figura di p. Angelo Geiger, uno degli accusatori di Padre Manelli, il quale non risulta essere né formatore, né formando, né un’autorità dell’Istituto. Per quale motivo poi era presente padre Angelo Gaeta, il quale non è un’autorità dell’Istituto? E padre Michele Iorio? E a quale titolo era presente p. Rosario Sammarco? E diversi fratelli religiosi? Per quale motivo era presente addirittura un laico terziario? Dunque l’invito non era rivolto solo a formatori, formandi ed autorità: solo che l’attuale dirigenza ha pensato bene di portare un laico terziario anziché i fondatori dell’Istituto!
    3) Non è affatto una contraddizione affermare che erano state vietate accuratamente le domande spontanee e dire che un giovane frate studente, coraggiosamente, ha violato quel divieto insulso per rivolgere al Santo Padre la domanda scottante: “Dove stanno i nostri Fondatori?”,il che ha provocato d’altronde risentite reazioni da parte dei superiori. Peraltro pochi giorni dopo il frate in questione è stato spostato di comunità.
    4) L’autore dei Chiarimenti vorrebbe poi darci a bere il fatto che nell’articolo di Tornielli, il quale riportava un’asserzione piuttosto grave su un ex-novizio, le autorità dell’Istituto non siano coinvolte. La domanda allora è la seguente: chi ha detto a Tornielli che un novizio è uscito dall’Istituto perché non accettava il Concilio Vaticano II? Se lo è inventato? Dubitiamo, conoscendo la professionalità giornalistica di Tornielli. Chi lo può aver riferito: forse allora è stato il maestro dei novizi , dato che è l’unico che può conoscere la reale motivazione del novizio in questione? Oppure è qualche membro dell’Istituto, autore della velina passata a Tornielli, che avrebbe voluto far passare l’idea che coloro i quali hanno in qualche modo esposto dei dubbi sull’andamento del commissariamento siano contrari al Concilio Vaticano II e dar così ragione ai farneticanti assertori della deriva “cripto-lefebvriana” (termine privo di significato) dell’Istituto?
    5) Il Commissario non è stato querelato dai familiari di Padre Stefano per aver constatato le modifiche organizzative interne alle associazioni proprietarie dei beni immobili e mobili (peraltro totalmente legali), che l’Istituto ha solo in uso, ma per aver affermato che padre Stefano Manelli ha ceduto dei beni di proprietà dell’Istituto ai suoi famigliari, il che è una calunnia.
    6) Per quanto possa essere esagerato affermare che Padre Stefano è “agli arresti domiciliari” l’autore dei Chiarimenti vorrebbe ingannarci circa le sue condizioni, facendo passare l’idea che non gli siano imposti obblighi diversi a qualsiasi altro religioso. In realtà padre Stefano Manelli deve ottenere il consenso del Commissario ogni qualvolta vuole o deve lasciare la piccola diocesi in cui risiede. Ora ogni religioso ha il dovere di informare il suo superiore locale quando lascia il convento e ogni religioso ha il dovere di chiedere il permesso ai suoi superiori maggiori per lunghi spostamenti e permanenze prolungate al di fuori del convento di residenza, ma nessun religioso chiede il permesso alla più alta autorità dell’Istituto per uscire dalla propria diocesi, al fine di celebrare una S. Messa o per altri motivi.
    7) Per quanto riguarda la S. Messa a Frigento sulla tomba dei propri genitori, i famigliari di padre Stefano non si erano rivolti al commissario per chiedere il permesso di “festeggiare il suo compleanno” ma per “festeggiare il suo compleanno a Frigento”, come è sempre stato negli anni precedenti. Al che il commissario ha risposto che avrebbero potuto festeggiarlo a Casalucense o a Roma, cioè non acconsentendo alla precisa richiesta dei famigliari di celebrarlo a Frigento, dove sono tumulati i genitori di padre Stefano.
    8) Riguardo alla presunta esclusività del Vetus Ordo sorgono diverse questioni. In primo luogo l’autore dei Chiarimenti sembra sostenere, in contraddizione con quanto affermato dalla Sala Stampa vaticana, che la Messa in Rito Antico sia alla base (seppur non esclusivamente) del commissariamento. Ora il brillante autore dei Chiarimenti equivoca sul significato di esclusività: in base a quale principio il fatto che si svolga quotidianamente la liturgia (S. Messa e Divino Ufficio) con la forma antica del rito romano risulterebbe un peccato di “esclusività”, mentre farlo con il Novus Ordo (come si fa oggi nei conventi FFI) non sarebbe “esclusività”? E non si dica poi che la sospensione è ad hoc et ad tempus, perché, come esplicitamente affermato dai rettori del seminario e come messo per iscritto anche da qualcuno dei frati dissidenti, in futuro il Vetus Ordo sarà usato solo saltuariamente e in base alle richieste di gruppi di fedeli, e non in base a quelle dei frati che dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni dall’alto. Ora, perché l’esclusività nell’uso comunitario del Novus Ordo (con celebrazione solo saltuaria del Vetus Ordo) sia cosa buona mentre l’esclusività nell’uso comunitario del Vetus Ordo (con celebrazione però regolare e quotidiana della S. Messa in rito nuovo, seppur non comunitaria) sia cattiva, è un mistero di Fede? Cosa pretende l’anonimo redattore dei Chiarimenti? Che i novizi e i chierici ogni giorno recitassero l’ Ufficio Divino in entrambe le forme del Rito romano o sentissero due S. Messe per non cadere nell’esclusività? E’ ridicolo, altrimenti novizi e studenti avrebbero dovuto pregare circa 8 ore al giorno. Non si capisce perché chi scelga la forma antica del rito romano debba essere classificato come “esclusivista” mentre chi sceglie la forma nuova del rito romano non lo sia. Va segnalato peraltro che l’introduzione della forma antica del rito romano per il Seminario teologico diversi anni fa non è stata scelta dall’alto, né dal Ministro generale né dal solo Rettore del seminario, ma dal capitolo della comunità, cioè da tutti i frati professi solenni compresi gli studenti. L’Istituto aveva poi cercato di far convivere le due forme in maniera più armonica, ad esempio chiedendo di utilizzare il nuovo calendario liturgico anche per il Messale antico, ma tale permesso è stato negato dalla commissione Ecclesia Dei. Gli esclusivisti sono in realtà coloro i quali sostengono che in tutti i conventi dell’Istituto, tutti i giorni, vada celebrato il Divino Ufficio e la S. Messa nella forma ordinaria del Rito Romano mentre la forma straordinaria vada usata solo saltuariamente, solo su richiesta dei fedeli! Non sono in realtà esclusivisti quelli che sostengono che la Chiesa è cambiata con il Concilio Vaticano II ed è inutile tornare indietro, o quelli che sostengono che dato che l’Istituto è nato dopo il CVII debba utilizzare solo il Novus Ordo, e pretendono d’imporre tale discutibile opinione anche agli studenti?
    9) L’anonimo autore dei Chiarimenti afferma che le attuali autorità dell’Istituto non hanno alcun interesse a perdere tempo con i loro estemporanei o fissi detrattori, peccato che l’attuale segretario generale e factotum dell’Istituto, il cosiddetto media fighter:
    – ha vilipeso e calunniato i frati usciti dall’istituto con un suo articolo su mediatrice.net;
    – ha mandato un frate a fotografare gli ex-frati e poi ha usato tali foto per intimorire dei confratelli che hanno richiesto la dispensa dei voti;
    – ha chiesto a padre Giovanni Severini (almeno così lui ha detto a diversi laici di Campocavallo) di andare a cercarli, facendo poi diffondere la voce che stessero a Sassoferrato, ospiti delle Suore Francescane dell’Immacolata, in modo da coinvolgere nella “macchina del fango” anche le suore.
    10) Riguardo all’ermeneutica del Concilio ricordiamo all’autore dell’articolo che se è compito del Magistero indicare la retta ermeneutica del Concilio Vaticano II, come ha fatto Benedetto XVI, è compito del teologo, in forza del suo ministero ecclesiale, portare lumi e suggerire le soluzioni agli eventuali problemi che si ravvisassero. Nessun vero teologo vuole porsi al di sopra del Magistero ma, nelle questioni ancora aperte alla discussione, è bene che studi, approfondisca e divulghi scientificamente le proprie opinioni: se così non facesse e se tutto venisse abbandonato passivamente al Magistero verrebbe meno uno di quei mezzi naturali, cioè lo studio e il confronto teologico, sulla base del quale il Magistero stesso dirime poi le questioni. La discussione sul Concilio Vaticano II è una questione aperta e da approfondire: al Magistero, in forza dell’assistenza dello Spirito Santo, spetterà poi indicarci quale sia la retta ermeneutica e proclamare dogmaticamente il valore dei singoli testi e asserti conciliari. Scrivere un libro sull’ermeneutica del Concilio Vaticano II non significa volersi mettere al di sopra del Magistero ma offrire umilmente i talenti di natura e grazia che il Signore ha donato per servire il Magistero!

    Un laico impegnato

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